15 Marzo 2010

Chi inquina paga – La Corte europea: il principio vale anche per il petrolchimico siciliano

Lussemburgo, 15 marzo – Le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta-Priolo, in provincia di Siracusa, potrebbero dover pagare per i danni ambientali arrecati all’area. Lo ha stabilito una sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito il principio che “chi inquina paga”. “Gli operatori – leggiamo nella sentenza – che hanno impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell’inquinamento”. Soddisfatta Confindustria Siracusa: “La Corte ha in questo modo definitivamente chiarito che possono essere imposti obblighi (e costi) di bonifica solo al responsabile dell’inquinamento, che l’amministrazione pubblica ha l’obbligo di individuare – scrive la confederazione in una nota, – e che il principio chi inquina paga è applicabile sempre e in ogni caso, ovvero anche nelle ipotesi di inquinamenti diffusi”.
La Corte Ue si è pronunciata dopo essere stata interpellata dal Tar della Sicilia che dovrà decidere sui ricorsi presentati da Erg, Eni, Polimeri Europa e Syndial contro alcuni provvedimenti che le obbligano ad adottare misure per la riparazione del danno ambientale nella zona di Priolo, accollandosene gli oneri finanziari. Ma, come detto, secondo la Corte del Lussemburgo gli operatori possono essere considerati responsabili dell’inquinamento dei suoli e della rada di Augusta anche se non hanno commesso illeciti: secondo la normativa europea, infatti, affinché la responsabilità civile sia stabilita è sufficiente che le autorità competenti dispongano di “indizi plausibili che consentano di presumere un nesso di casualità fra le attività degli operatori e l’inquinamento”.
Soddisfatta per la decisione Legambiente: “Sarà molto utile per sbloccare il risanamento ambientale delle 57 aree più inquinate d’Italia, gestite dal 1998 in modo del tutto inefficiente dal ministero dell’Ambiente con il Programma nazionale di bonifica, oltre alle migliaia di siti locali inquinati la cui bonifica compete a Regioni e Comuni”, attacca Stefano Ciafani, responsabile scientifico degli ambientalisti. “Tra l’inefficienza del ministero e il rimpallo delle responsabilità tra le aziende – aggiunge – a pagare le conseguenze, anche sanitarie, è sempre il popolo inquinato, come dimostrano numerosi studi epidemiologici realizzati da Oms, Istituto superiore di sanità, Cnr e Osservatori regionali”. E, mentre il Codacons sta studiando una class action “per chiedere risarcimenti per i danni non solo ambientali ma anche di salute arrecati agli abitanti della zona”, la Uilcem prova a guardare avanti: “Oggi il polo petrolchimico siracusano occupa poco più di novemila addetti, metà diretti e l’altra metà nell’indotto – ricorda Emanuele Sorrentino, segretario regionale del sindacato dei chimici. – Se guardiamo indietro, senza magari spingerci al 1949 quando il petroliere Moratti gettò le basi del futuro polo ad Augusta avviando un processo di industrializzazione che ha portato nelle fasi di punta per la costruzione dei nuovi impianti ad avere impiegate anche trentamila persone, vediamo una zona industriale vitale e che ancora oggi ha in sé, con gli adeguamenti e gli aggiustamenti del caso, la possibilità di continuare a essere locomotiva dello sviluppo”.

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