15 Aprile 2012

Chi ha subìto danni prima del 2004 escluso come parte civile dal processo

Chi ha subìto danni prima del 2004 escluso come parte civile dal processo

L’Università di Catania resta nel processo per i danni ambientali provocati dall’improprio smaltimento di materiali tossici nel laboratorio della facoltà di Farmacia nella duplice veste di responsabile civile degli eventuali comportamenti scorretti dei propri dipendenti – funzionari, dirigenti e docenti – e di parte lesa che, in quanto tale, in caso di accertamento di responsabilità, potrà chiedere ai propri dipendenti i danni causati all’immagine dell’ateneo e quelli del risarcimento economico per le vittime.
Lo ha stabilito ieri la terza sezione penale del Tribunale – presidente Ignazia Barbarino e giudici a latere Carlo Cannella e Cinzia Sgrò – chiamata a decidere su varie eccezioni sollevate in merito al mantenimento o all’estromissione dal processo delle parti civili. Una decisione che si qualifica soprattutto per due aspetti: il ruolo bifronte che l’Università assumerà nel processo, nello stesso tempo imputata, attraverso i propri dipendenti, e parte offesa (in entrambi i ruoli avrà lo stesso difensore, l’avv. Ziccone); e l’estromissione dal processo penale di quanti subirono un danno prima del 2004, data a partire dalla quale decorre la contestazione del reato. E si tratta di chi si è ammalato e degli eredi di quanti sono morti. Paradossalmente proprio le stesse persone che hanno dato il via al processo, come Alfredo Patané, padre di Emanuele, il ricercatore – morto a 29 anni dopo una lunga malattia – che ha lasciato nel suo computer il racconto scioccante dei suoi giorni nel laboratorio di Farmacia. Documento che il pubblico ministero Lucio Setola ha accluso agli atti come prova.
Una decisione che ai profani appare assurda, ma che ha una sua precisa logica processuale dal momento che il processo in corso è per reati ambientali e quelli perpetrati prima del 2004 sono prescritti. Pertanto chi ha subito danni prima del periodo della constestazione del reato, quello che va dal 2004 al 2007, potrà chiedere i danni solo in sede civile e non penale. Il processo per lesioni e omicidio colposi, infatti, è nato soltanto in un secondo tempo proprio a partire da questa indagine sull’inquinamento ambientale a Farmacia e i due processi non sono stati unificati. Per farlo ci vorrebbe una consulenza che affermi il nesso causale tra l’inquinamento e le morti. In questa prospettiva il pm aveva chiesto l’incidente probatorio, richiesta che il Gip ha rigettato. Nell’udienza di ieri sono state estromesse dal processo anche le associazioni Codici onlus e Codici Ambiente e Earth. Confermata la costituzione di parte di civile di Cgil, Codacon e Cittadinanzattiva.
Nell’udienza di ieri il tribunale ha ritenuto inammissibile la richiesta di nullità del decreto che dispone il giudizio dei docenti e dei dirigenti dell’Università, richiesta avanzata dagli avvocati difensori (Fabio Palazzo e altri) che ritenevano vaga e indeterminata nel merito e nel tempo la definizione degli atti omissivi di cui i loro clienti sono imputati. Il pm Setola aveva replicato che le condotte errate eX omissione sono state «sterminate» e reiterate e che gli imputati erano a conoscenza della situazione pericolosa tanto che per gli addetti della ditta di pulizie, che avevano accusato malori, fu disposto l’uso di mascherine e guanti, cosa che non è stata fatta per chi nello stesso posto lavorava e studiava per molte ore al giorno. Infine, il legislatore prevede che «chi ha la responsabilità deve fare di tutto per evitare il danno. Dunque ha un obbligo di attivarsi. Qui, invece, non si è fatto nulla».
Inammissibile anche la richiesta, avanzata dall’avv. Enrico Trantino, di nullità dell’esclusione dal rito abbreviato del responsabile della sicurezza. A suo avviso la richiesta era stata formalizzata dopo la requisitoria del pubblico ministero per la mancanza del documento di valutazione dei rischi. Il pm aveva replicato che, questo, pur non inserito materialmente nel suo fascicolo, era a disposizione, né è stato ritenuto possibile sollevare conflitto di competenza in Cassazione.

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