10 Dicembre 2020

«Chi decide quando alzare le barriere?» Bufera politica sui ritardi di azionamento

VENEZIA «Chi decide quando alzare le paratoie? In base a cosa? Rispondendo a quali protocolli? Ora vanno accertate le responsabilità». La senatrice 5 Stelle Orietta Vanin all’indomani dell’inondazione veneziana di martedì, ricorda che durante l’estate era stata presentata un’interrogazione parlamentare (insieme ai senatori Donno, Angrisani, Leone, Montevecchi, Giannuzzi, Granato, Pisani, Endrizzi, Romano) al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, in cui si chiedevano indicazioni che non sono mai arrivate. «Perché la Commissaria straordinaria decide di far entrare il Mose in funzione con misure arbitrarie e contestabili?» – chiede Vanin – «Chi ri- adesso del danno subito dalla città, dalla Basilica, dalle abitazioni dei cittadini?» E si riserva di inoltrare un esposto alla Corte dei Conti. Polemico anche Gianfranco Bettin, Lista Verde progressista, che in una interrogazione al sindaco chiede «chi ha deciso che dovesse prevalere la previsione del Consorzio Venezia Nuova di 114 cm su quella del Centro Maree (125- cm); perché anche il sindaco di Venezia con un tweet delle 11.36 ha accreditato la previsione favorevole; perché non ci si è attenuti al principio di precauzione che avrebbe imposto di prevedere ogni azione per contrastare la marea, quindi a predisporre tempestivamente quanto necessario (meccanismi preliminari al sollevamento e personale)» concentra l’attenzione sulla creazione di una cabina di regia in grado di funzionare davvero, anche alla luce dei repentini cambiamenti delle condizioni atmosferiche, tipico di questa fase storica». Benzina sul fuoco anche dal gruppo comunale Pd, che parte dal presupposto che l’incertezza delle previsioni e la variabilità delle condizioni meteomarine renderebbero indispensabili «misure ulteriori, ben consapevoli che comunque il Mose non potrà risolvere tutti i problemi, che vada affrontata con forza ed urgenza la questione relativa ai cambiamenti climatici». Per il Pd vanno investite risorse per potenziare e migliorare le previsioni maree anche con l’intensificazione delle collaborazioni tra enti ed istituzioni; tempi tecnici necessari all’azionamento del Mose vanno ridotti, ma è evidente che fino a quando questo non sarà possibile è necessario fin da subito stabilire protocolli e margini diversi, la quota di 130 cm come soglia per l’azionamento del Mose non è adeguata e deve essere ridotta e decisa in concerto tra tutte le istituzioni competenti, coinvolgendo la città, suoi residenti e le attività economiche. Il Pd insiste su altri due temi, ovvero la risoluzione dei problemi della conca di navigazione per evitare che il porto si blocchi con l’azionamento del Mose e la comunicazione con la cittadinanza che va migliorata, spiegando meglio come funziona il sistema di allertamento, visto che martedì il sito del Comune ad un certo punto è andato in tilt a causa dell’eccesso di accessi. Anche secondo il Codacons la mancata attivazione del Mose è un fatto gravissimo. «Ancora una volta il sistema del Mose evidenzia falle e criticità – afferma il presidente Carlo Rienzi – È assurdo che l’attivazione della paratoie non possa seguire i cambiamenti delle condizioni climatiche, il sistema di alert possa consentire un intervento solo se l’allarme viene lanciato con 48 ore di anticipo. Vento e maree possono cambiare rapidamente, il Mose deve essere in grado di adattarsi velocemente alle condizioni meteorologiche, perché altrimenti la sua utilità è estremamente limitata. Quanto accaduto dimostra che la procedura di alert è fallimentare e non in grado di proteggere la città, con immensi danni per cittadini ed esercenti veneziani»

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