16 Novembre 2010

Chi c’ è già passato: quanti intoppi!

Chi c’ è già passato: quanti intoppi!
 

Negli ultimi due anni quasi sei regioni su venti hanno già spento la vecchia tv per passare al nuovo sistema digitale terrestre. Cominciando dalla Sardegna e finendo con il Lazio passando per Valle d’ Aosta, Trentino Alto Adige, Campania e Piemonte occidentale, il percorso di "digitalizzazione" dell’ Italia passa attraverso una serie di difficoltà tecniche e culturali. Tecniche perché la rete di ricezione del segnale (analogico prima, digitale ora) che si trova a supportare una nuova tecnologia è vecchia e non idonea. E culturali perché espressioni incomprensibili come "switch off" e "switch over", smart card e digital key, non arrivano alla popolazione anziana, la più numerosa del Paese, che di colpo vede scomparire dallo schermo Raiuno e non sa come ritrovarlo. Una zona dopo l’ altra. Bisognerà arrivare al 2012 perché il passaggio al digitale sia completo in tutto il Paese. Nel frattempo ogni passaggio è pieno di incognite. La storia delle zone che hanno già vissuto questa fase ci racconta di piccoli e grandi intoppi un po’ ovunque: dai capoluoghi di provincia ai piccoli centri. La rivoluzione doveva cominciare con il decoder, la magica scatola che capta il segnale digitale. Ma è iniziata con la corsa all’ acquisto di nuovi televisori, quelli con decoder integrato. Insomma, molti hanno gettato nel cassonetto o in strada i vecchi apparecchi senza che questo fosse necessario. In generale, comprare un decoder, uno dei modelli certificati per evitare fregature, sarebbe stato sufficiente. Invece le vendite di tv al plasma, lcd e simili si sono impennate. Di contro, negli angoli-discarica delle città i cumuli di vecchi televisori abbandonati crescevano. L’ abbandono in strada, nei quartieri di Napoli come anche in quelli del Nord, degli apparecchi analogici è stato uno degli effetti collaterali dell’ era digitale. Tanti disagi. Ma il consumatore, l’ utente, sì insomma il telespettatore, ci ha guadagnato davvero? Il passaggio alla nuova tecnologia non è stata una libera scelta dei cittadini, ma una decisione politica imposta dai governi di mezzo mondo e dall’ Unione europea. L’ informazione in merito non è stata sempre corretta e sufficiente, soprattutto non è arrivata agli anziani, i più in difficoltà con gli "attrezzi" digitali. Le campagne pubblicitarie istituzionali e non, si sono concentrate molto sui decoder. Ma è solo quando lo schermo restava nero anche dopo aver comprato un nuovo televisore o il miglior decoder sulla piazza, che migliaia di persone si sono trovate davanti il vero problema da risolvere: l’ antenna. Solo un tecnico specializzato facendo sopralluoghi sui tetti delle abitazioni poteva capire se l’ impianto andava cambiato, perché troppo vecchio, o orientato correttamente verso i ripetitori che trasmettono il segnale. Ricorsi e proteste. Eppure, nonostante tv nuove di zecca e intervento dell’ esperto, in alcuni centri molti canali sono scomparsi. E’ il caso di Vallo di Diano, area meridionale interna della provincia di Salerno, dove il Codacons locale a gennaio, quasi due mesi dopo il passaggio al digitale della Campania, chiedeva alla Rai di mettere i cittadini in condizione di vedere tutte le emittenti del servizio pubblico invece delle sole Rai1, 2 e 3. Buio su tutti gli altri canali (Rai 4, RaiStoria, Rai news24, Rai Gulp, Rai Cinema e così via), ovvero sull’ intera nuova offerta portata dal digitale terrestre. Ma il Codacons salernitano non è l’ unico ad aver minacciato una "class action", un’ azione legale di gruppo, per chiedere alla Rai l’ esonero dal pagamento del canone. Anche la Federconsumatori del Trentino ha presentato un esposto ai carabinieri contro il servizio pubblico e chiesto alla Provincia di rifondere ai cittadini danneggiati le spese di antennista e cambio d’ impianti. Problemi che ora sembrano risolti (ben inteso, nelle zone montane e rurali il segnale non arriva e non arriverà a meno che non ci si affidi alla parabola satellitare), ma che toccheranno presto anche alle altre regioni.

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