Chernobyl, decide il gup
-
fonte:
- La Città di Salerno
SALERNO Oltre 900mila tonnellate di fanghi di depurazione e altri rifiuti speciali pericolosi, sversati tra il gennaio 2006 e il giugno 2007. Per l’ esattezza le tonnellate sversate – e poi sotterrate – sono 980mila, che in 18 mesi hanno inquinato sei diverse zone della parte sud della provincia, da Montecorvino Rovella a Capaccio e, nel vallo di Diano, i territori di Teggiano, San Rufo, Sant’ Arsenio, San Pietro al Tanagro. Sono alcune delle conseguenze emerse dalle indagini partite nel 2007 dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, condotte dal pm Donato Ceglie, che hanno portato al processo “Chernobyl” che, dopo il rinvio del 5 dicembre scorso, prende ufficialmente il via al Tribunale di Salerno. Il gup, Dolores Zarone, dovrà decidere sul rinvio a giudizio di 39 persone, tra imprenditori del settore, dipendenti e i proprietari dei fondi dove i fanghi dei depuratori di Mercato San Severino e altri rifiuti provenienti da aziende del Nord (Toscana, Lombardia, Veneto), sono stati seppelliti con il rischio di essersi introdotti nelle falde acquifere. Per questo tra i diversi capi d’ imputazione contestati c’ è anche quello di disastro ambientale. Un reato che potrebbe tenere in vita un processo che rischia di chiudersi prematuramente. Alcuni dei reati, infatti, sono a rischio prescrizione. Mentre per quello di reato ambientale ci sono altri tre anni di tempo. Per questo oggi, in aula, il Codacons, che si è costituito parte civile insieme a diversi partiti, associazioni, Comuni, Comunità montane e, nei giorni scorsi, anche la Provincia di Salerno, chiederà che venga fissata un’ udienza a settimana, così da accelerare i tempi. E questa mattina, prima dell’ inizio dell’ udienza, ci sarà anche un sit in a cui aderirà anche Legambiente Campania e il comitato #valloinpiena. Mattia A. Carpinelli.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
-
Tags: parte civile, Processo Chernobyl, rifiuti, Salerno
