23 Luglio 2014

Che vergogna quell’Italia che fa l’inchino a Schettino

Che vergogna quell’Italia che fa l’inchino a Schettino

MARIO GIORDANO L’ inchino, ecco: gli fanno pure l’ inchino. Come se di inchini non ne avesse già fatti abbastanza lui. E disastrosi per altro. Gli fanno l’ inchino e lo accolgono come un vip: gli corrono incontro, gli sussurrano all’ orecchio, (…) :::segue dalla prima MARIO GIORDANO (…) lo fanno salire in auto fra mille premure. Poi lo portano a zonzo per l’ isola di Ischia, e lo esibiscono con soddisfazione: è arrivata la star della settimana, avanti, preparate lo champagne, dobbiamo brindare. Invito assicurato in una maxi villa, dove lui, il comandante Schettino si fa fotografare mentre sorride e si diverte, abbronzato e rilassato, sereno come un pascià, fra lussi e viste spettacolari. E poco importa se su un’ altra isola, nello stesso mare, solo poco più a nord, si sta preparando un altro viaggio, assai più doloroso: l’ ultimo viaggio della Concordia, la nave che la nuova star di Ischia portò a naufragare sugli scogli del Giglio, 32 morti e una scia di dolore infinito. Si capisce: Schettino non ha troppo tempo per pensarci, impegnato com’ è a far festa: «Ho fiducia, il viaggio andrà bene», confida soltanto agli amici del party, fra un gin tonic e un campari soda. Ed è persino facile pensare che il viaggio andrà bene per forza, dal momento che, per fortuna, non c’ è lui al timone. Ma quello che stride è proprio questo confronto fra isole, questo asse nel Tirreno, dal Giglio a Ischia, la nave che parte e la nave che arriva, la Concordia che salpa e il suo ex comandante che sbarca. La fine di una tragedia e l’ inizio di una festa. Schettino si porterà pure dentro un “dolore fortissimo”, come dice chi ha gozzovigliato con lui, ma chissà perché noi continuiamo a guardare le foto pensando che quelli con dentro un “dolore fortissimo”, in genere, hanno un aspetto diverso. Appena un po’ meno abbronzati. Appena un po’ meno sorridenti. Chi ha dentro un “dolore fortissimo”, in genere, passa le notti in bianco. Non le feste in bianco. Chi ha dentro un “dolore fortissimo” evita i selfie spensierati fra donne e drink. E, almeno in queste ore in cui la sua nave sta tornando a galleggiare, se potesse, proverebbe ad affondare lui. In un mare di rispettoso silenzio. Eppure non è nemmeno Schettino il peggio. Capitan Codardo ormai lo conosciamo: è la nostra vergogna nazionale, l’ uomo che scappa mentre la nave affonda, incapace di assumersi la sua responsabilità, il comandante abituato a scaricare le colpe sui suoi sottoposti con la stessa malagrazia con cui scaricò i passeggeri in mezzo al mare, la bandiera suprema dell’ italica meschinità. Ma peggio di lui, se possibile, sono quelli che lo invitano. Quelli che lo coccolano. Lo blandiscono. Lo vezzeggiano. Lo festeggiano. Peggio di lui sono quelli che vanno ad accoglierlo allo sbarco e gli fanno l’ inchino, “che onore comandante, stasera la aspettiamo sulla nostra terrazza chic”. Peggio del male, in effetti, c’ è solo chi cerca di farsi bello con il male. In effetti dev’ esserci un fascino particolare. Altrimenti non ci sarebbero quelli si innamorano di Erika De Nardo o di Pietro Maso, non ci sarebbero i fan di Pietro Vallanzasca o quelle che sposano il mostro del Circeo: il male seduce, il male attira, il male è un buco nero profondo che attrae verso sé come una calamita. Non è una novità. Però, con Schettino, l’ attrazione verso il male sembra aver fatto un salto in avanti verso la dimensione commerciale, l’ organizzazione pianificata: ha smesso di essere un sentimento irrazionale e sentimentale, ed è diventata business, affare, marketing strategico. Il responsabile di una strage non è più soltanto un oggetto del desiderio umano: è un testimonial perfetto della collettività. Un uomo copertina. In effetti Schettino era già stato usato dal Codacons come testimonial per lanciare una nuova tv digitale. E prima ancora, a maggio, era stato usato come testimonial dal candidato sindaco di Meta di Sorrento per sostenere la sua corsa al Comune. Ora viene usato come ospite d’ onore a Ischia, per rilanciare l’ immagine dell’ isola, tutti in bianco sulle terrazze eleganti, con abbronzatura d’ ordinanza e sorriso stampato, seppure un “dolore fortissimo” nel cuore. Ecco: Schettino è il vip perfetto per l’ estate 2014, meglio di una showgirl, meglio di un esodato della Tv, meglio di un qualsiasi decaduto concorrente da reality show. In tempi di crisi la tragedia va via come le tartine al salmone nelle verande “in”. E poi che volete di più? Il Capitan Vergogna lo conoscono tutti, gli ospiti della festa lo possono salutare, se vogliono iniziare una conversazione l’ argomento è facile, il selfie da mostrare agli amici viene bene (lui è pure abituato con tutti quelli che faceva a bordo) e i paparazzi accorrono in massa, le foto si stampano, i giornali si vendono e le tv riprendono. Non è una favola? Ma sì: la favola del colpevole che diventa vip. Peccato solo che non si possa chiudere dicendo che tutti vissero felici e contenti. Incredibile al centro di accoglienza I clandestini buttano via la pasta La grillina: «Menu da cambiare»

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