Che fine hanno fatto le tribune politiche Rai?
-
fonte:
- Il Messaggero
ROMA – «Nonostante il termine iniziale fissato dal regolamento per l’ inizio delle Tribune politiche sia scaduto da oltre una settimana, la Rai ha scelto di censurarle non mandandole in onda». La denuncia è del radicale Marco Beltrandi, membro della commissione Vigilanza e relatore del regolamento sulla par condicio, che sull’ argomento rivolge un’ interrogazione al direttore generale della Rai, Mauro Masi. Beltrandi, che parla di «gravi pericoli per la democrazia da affrontare con estremo rigore», osserva che «il fatto che dopo la chiusura dei talk show non ci siano neanche le tribune politiche, è un problema del ministero dell’ Interno che non fornisce le liste dei soggetti politici che possono accedervi». E contro i ritardi delle "Tribune", ma anche contro l’ oscuramento di trasmissioni di approfondimento informativo come AnnoZero, Ballarò, Porta a Porta, L’ Ultima parola prendono l’ iniziativa diverse associazioni dei consumatori. Il Codacons, partendo dalla denuncia di Beltrandi chiede «immediati chiarimenti» al ministro Maroni, annunciando che se il ritardo della messa in onda delle Tribune dovesse proseguire, considererà il ricorso ad azioni legali, «dalla diffida al ministero dell’ Interno a un esposto alla Procura della Repubblica, perché valuti le sussistenza o meno di profili penalmente rilevanti». Secondo il Codacons, il ministero «non può attendere l’ esito di tutti i ricorsi pendenti prima di fornire l’ elenco, anche perché si rischierebbe di non averlo mai». Elenco che, ad avviso dell’ associazione dei consumatori, può essere fornito dal momento che «comunque il Pdl, al di là dei casi di Lombardia e Lazio, si presenta in tutte le altre Regioni, indipendentemente da quanto sentenzieranno tribunali e Consiglio di Stato». A a loro volta, altre due associazioni, Cittadinanza attiva e Altroconsumo, hanno presentato un ricorso al Tar, notificato a Rai e Mediaset, per far riprendere le trasmissioni di Santoro, Floris e Vespa, sospese con una delibera del Cda Rai. Delibera definita «manifestamente irragionevole, contraria alla legge sulla par condicio e ai principi fondamentali del sistema radiotelevisivo e del servizio pubblico. Nel ricorso si chiede anche di «inibire l’ illegittimo assoggettamento, previsto dalla delibera della commissione Vigilanza, delle trasmissioni di informazione alle regole stabilite per le Tribune elettorali». Alla paralisi informativa alla vigilia del voto reagisce anche il viceministro delle Comunicazioni, Paolo Romani: «Con l’ applicazione rigorosa della par condicio e l’ abolizione dei talk show Rai spero – dice l’ esponente del Pdl – che tutti capiranno che la legge va abolita. Non siamo noi ad aver abolito le trasmissioni, ma la commissione di Vigilanza che ha applicato alla lettera una sciagurata legge». M. Sta.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- OSSERVATORIO TV
