7 Giugno 2023

Chat GPT e le “false” sentenze: il Codacons mette alla prova l’intelligenza artificiale e nutre dubbi sulle accuse mosse alla stessa

 

Da ormai qualche giorno ha fatto notizia la vicenda dell’avvocato newyorkese che, per avvantaggiarsi il lavoro, ha deciso di utilizzare l’intelligenza artificiale, nella fattispecie a Chat GPT. Il professionista ha chiesto alla chat di elencare dei precedenti giurisprudenziali per infortunio occorso durante il trasporto aereo al fine di tutelare al meglio il proprio assistito danneggiato. Chat GPT forniva ben sette decisioni a sostegno della tesi dell’avvocato. Durante il processo, dopo la declaratoria dell’avvocato in aula, il giudice controllava la giurisprudenza citata dal predetto difensore, il quale interrogata nuovamente Chat GPT sulle fonti suggeritegli, verificava che la chatbot aveva inventato tutto. L’avvocato che inconsapevolmente aveva ingannato il giudice rischia adesso gravi sanzioni e la sua reputazione è ad oggi compromessa. Che colpa può addossarsi all’intelligenza artificiale in questa vicenda?
Il Codacons, che in una delle sue precedenti riunioni scientifiche aveva deciso di mettere alla prova ChatGPT, ha verificato nuovamente le competenze della chat. A seguito della vicenda dell’avvocato newyorkese, l’Associazione ha controllato se davvero l’intelligenza artificiale fosse in grado di inventare e creare sentenze che non esistevano, in base alle proprie conoscenze: il risultato è stato sorprendente. Alla richiesta di immaginarsi come un avvocato del tribunale civile di Roma, la Chat ha dapprima risposto di non poter essere un avvocato, ma di poter comunque fornire informazioni su problemi legati al diritto civile italiano. Successivamente, dietro richiesta di citare dieci sentenze della Corte di Cassazione sulla responsabilità della compagnia aerea in caso di smarrimento di bagagli, Chat GPT ha elencato una serie di articoli giuridici (e non sentenze) nei quali sono presenti alcuni riferimenti giurisprudenziali. La chatbot ha quindi risposto in modo idoneo, non elencando sentenze, in quanto probabilmente non aveva la possibilità o le dovute conoscenze per poter comprendere il tenore della richiesta, ma ha comunque individuato articoli di riferimento che necessitano di essere letti e al loro interno sono richiamate le decisioni oggetto della richiesta.
Nonostante il nostro risultato sia stato sincero e ChatGPT non ha inventato nulla, rimane il fatto che spesso viene fraintesa l’utilità dell’intelligenza artificiale. Spesso infatti viene utilizzata in maniera impropria poiché le sue risposte necessitano di essere comprese e interpretate. Inoltre, appare necessario regolamentare questo strumento, che può rappresentare un servizio utile e innovativo se usato in modo corretto.
La leggerezza dell’avvocato newyorkese dimostra che il mestiere dell’avvocato non può ancora essere sostituito da una chat bot: è necessaria la consulenza di un professionista che possa davvero fare ricerche giurisprudenziali utili per ogni caso concreto. Questo esperimento dimostra che ChatGPT (almeno in Italia) non è ancora arrivata al punto di sostituire professionisti come gli avvocati che sin dall’epoca del grande oratore Cicerone hanno assunto un ruolo fondamentale nella tutela dei diritti dei cittadini.
Per vedere l’esperimento del Codacons verso chat Gpt cliccare il seguente link https://codacons.it/ecco-come-funziona-intelligenza-artificiale/

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this