23 Ottobre 2021

Certificati di malattia, esposto Codacons a Lodi

Boom  di  certificati  per  malattia  dopo  l’obbligo  di  Green  Pass.  il  Codacons  presenta  ricorso  anche  Lodi.  C’è  anche  il  capoluogo  lodigiano  tra  le  città  dove  l’impennata  di  lavoratori  datisi  per  “ammalati”  in  concomitanza  con  il  certificato  verde  obbligatorio  sui  posti  di  lavoro  dal  15  ottobre,  ha  fatto  alzare  le  antenne  all’associazione  in  difesa  dei  consumatori,  che  ieri  mattina  ha  presentato  un  esposto  alle  Procure  della  Repubblica  di  Lodi,  appunto,  di  Milano,  Brescia,  Bergamo,  Varese,  Monza,  Como,  Pavia,  Mantova,  Cremona,  Lecco  Sondrio.  Secondo  dati  forniti  dall’Inps  riguardanti  la  Lombardia,i  certificati  presentati  l’11  ottobre  sono  stati  32.965  il  18  ottobre  il  loro  numero  è  salito  38.061  con  un  incremento  del  +15,5%.  Così  quelli  prodotti  venerdì  ottobre  erano  15.180  il  venerdì  successivo,  il  G-day,  sono  schizzati  17.945,  con  un  incremento  del  +18,2%.  Un  boom  del  ricorso  alla  malattia  da  parte  dei  lavoratori  che  differenza  di  quanto  sostenuto  da  alcune  federazioni  di  medici,  per  il  Codacons  non  può  essere  in  alcun  modo  giustificato  da  fattori  stagionali  dall’abbassamento  delle  temperature.  “Il  sospetto  è  che  molti  lavoratori,  non  disponendo  di  Green  pass  non  volendo  ricorrere  al  tampone,  avrebbero  scelto  di  mettersi  in  malattia  allo  scopo  di  non  recarsi  al  lavoro  non  subire  le  sanzioni  previste  per  dipendenti  pubblici  privati  privi  di  certificazione  sanitaria  – scrive  il  Codacons  nell’esposto  -. Si  ricorda  infatti  che  senza  Green  pass  il  lavoratore  è  considerato  assente  ingiustificato  viene  sospeso  dal  lavoro,  che  la  sospensione  prevedrebbe  anche  lo  stop  ai  contributi  assistenziali previdenziali,  con  effetti  su  TFR,  assegni  familiari  altre  erogazioni  previste.  L’assenza  per  malattia,al  contrario,  non  avrebbe  alcuna  ricaduta  sullo  stipendio  tutto  il  resto”.  Va  considerato  poi  che  “il  codice  penale  punisce  il  falso  ideologico  del  pubblico  ufficiale  dell’incaricato  di  pubblico  servizio  realizzato  in  un  atto  pubblico,  ma  sanziona  anche  il  privato  che  realizza  la  falsità  in  atto  pubblico”.  Motivo  per  cui  è  stato  richiesto  il  sequestro  di  tutte  le  certificazioni  rilasciate.

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