15 Novembre 2014

Centri studi in allarme: effetto ’29 la ripresa appare irraggiungibile

Centri studi in allarme: effetto ’29 la ripresa appare irraggiungibile

Se oltre ai tredici trimestri di varia «zioni nulle o negative si considera che dal primo trimestre del 2008 il Pil si è ridotto del 9,4%, tornando ai livelli del 2000, la strada della ripresa appare non solo lontana, ma sempre più difficile da raggiungere». E’ il commento dell’ ufficio Studi Confcommercio alle stime del Pil diffuse dall’ Istat. Quello della ripresa, scrive l’ as sociazione, «è un percorso che rischia di essere ancora più tortuoso a causa del venir meno dell’ apporto positivo della domanda estera per le difficoltà in cui si trovano molti paesi europei. E’ evidente che l’ unica via di uscita – sostiene Confcommercio – è quella di avviare politiche di stimolo ai consumi e agli investimenti più incisive di quelle attuate sino ad ora. Altrimenti dovremo arrenderci al fatto che la recessione, o la stagnazione, possano diventare una costante per la nostra economia», conclude l’ associazio ne. Più cauto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. «Che la chiusura d’ anno sia con il Pil di segno negativo ce lo aspettavamo – commenta – , eravamo ormai preparati psicologicamen te. I presupposti c’ erano già nei mesi scorsi. Speriamo che questo non vada ad impattare sul rimbalzo dell’ anno prossimo, che ci sia una riduzione contenuta: 0,3% massimo 0,4% e non più alta». Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, fa un parallelo storico. «E’ ormai chiaro che la crisi attuale dell’ economia italiana è molto più grave della grande depressione del ’29. E ciò per diverse ragioni tra cui la più evidente è che in quella grande depressione la ripresa si manifestò nel 1935, cioè nel sesto anno successivo alla crisi. Siamo già alla fine del sesto anno dall’ inizio della crisi (2008) e non vi è alcun segno di ripresa». Il nuovo calo del Pil «è la prova di come il paese continui pericolosamente ad arretrare, tornando addirittura ai livelli del 2000», commenta il Codacons. «Mentre l’ Europa va avanti, l’ Ita lia non solo non cresce, ma torna indietro, registrando dati economici negativi su tutti i fronti» afferma il presidente Carlo Rienzi. «Il fatto che da 13 trimestri non si registri una crescita del Pil rappresenta una sonora bocciatura – rimarca Rienzi – delle scelte operate negli ultimi anni dalla classe politica, che aumentando le tasse e deprimendo i consumi ha ucciso l’ economia nazionale, le imprese e le industrie, impoverendo oltre ogni misura le famiglie. Serve subito un deciso cambio di rotta».

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