Centri commerciali, vendite giù del 30%
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fonte:
- Il Messaggero
Da Porta di Roma ai Granai: acquisti calati dal 10 al 30%TIENE SOLTANTO IL SETTORE DELLA RISTORAZIONE: AUMENTANO CLIENTI DI BAR E PIZZERIE CON PUNTE DEL + 20% LA CRISI Mangi, acquisti e passeggi in un unico posto, parcheggi la macchina e il gioco è fatto. Se bisogna fare economia è giusto partire, prima di tutto, dal risparmio del tempo. Basandosi su questa filosofia, nel corso di pochi anni, Roma è diventata la città europea con il più alto numero di centri commerciali aperti: più di 40 tra piccoli e grandi. Dalla Romanina all’ Anagnina ce ne sono cinque ogni cinque chilometri, calcolano da Federstrade. Fino a che l’ economia girava anche nella capitale e le persone erano disposte a spendere del denaro, queste minicittà dello shopping erano delle vere miniere d’ oro. Ma da mesi a questa parte, molte di loro hanno iniziato a registrare un calo nelle vendite. Una diminuzione variabile, eppure costante, che va dal -10% a Porta di Roma e arriva al -30% in quei centri commerciali più periferici e dislocati in quartieri della città dove si fa attenzione a come spendere anche solo dieci euro. E così, se da un lato resta stazionaria, o addirittura aumenta, l’ affluenza di persone che popolano i centri commerciali ? soprattutto la domenica e nei giorni di festa ? anche loro accusano i sintomi della crisi economica. «I consumi sono fermi e lo sono anche quelli dei centri commerciali, la gente continua a entrare ma esce, quasi sempre, con le mani vuote», dice Massimiliano De Toma, vicepresidente di Federmoda Roma. «Solo nel periodo dei saldi invernali tutti i centri commerciali ? fa sapere il Codacons ? hanno registrato un -15% nelle vendite». A farne le spese sono soprattutto i commercianti di piccolo cabotaggio, quei negozi slegati dai grandi marchi, costretti alla ritirata perché con gli incassi che raggiungono, non riescono, poi, a pagare i costi di gestione. «All’ apertura di Euroma2 decisi di inaugurare un negozio in franchising, avevo quattro dipendenti e pagavo 11mila euro d’ affitto al mese per 140 metri quadrati. Ho dovuto chiudere perché la gente non comprava abbastanza ed io non rientrano con le spese», rivela Antonio Ronco. Alla Bufalotta, dall’ inizio del 2013, hanno chiuso più di venti negozi. Una chiusura che la direzione giustifica come necessaria per ristrutturare i locali. «Ne saranno aperti di nuovi», continuano dai vertici del centro, ma al momento più di venti negozianti hanno smesso di lavorare. E chissà, se poi, al termine dei lavori, saranno proprio loro a tornare dietro le casse. L’ affluenza, in questo caso, resta comunque alta, anzi è in crescita. PIÙ VISITATORI Nel primo trimestre del 2013 Porta di Roma ha segnato un +5% di visitatori, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E così è anche a Euroma2 e Roma est. «Ma affluenza non vuol dire vendita», prosegue De Toma. «Alla Bufalotta, come in altri centri commerciali, tiene bene il settore del food: ristoranti, pizzerie al taglio, bar, con percentuali positive anche del 20%, ma questo ? conclude De Toma ? non fa altro che sottolineare come il centro commerciale sia diventato un luogo d’ incontro e non d’ acquisto». La situazione peggiora in altre zone della città. Dai Granai, a Cinecittà2 i negozi chiudono e le vendite crollano. «I Granai, dove i commercianti sono tra l’ altro proprietari delle mura dei locali, registrano una contrazione sulle vendite che, da due anni a questa parte, è arrivata a toccare il 30%», afferma Giovanna Marchese Bellaroto, a capo del settore commercio per la Cna Roma. Eppure si continuano ad aprire centri commerciali, quando solo i posti di lavoro sono crollati, dal 2011 a oggi, del 20%. Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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