4 Aprile 2012

Centinaia di embrioni conservati a Cattolica «ma i livelli di sicurezza sono altissimi»

Centinaia di embrioni conservati a Cattolica «ma i livelli di sicurezza sono altissimi»

SONO CENTINAIA gli embrioni e gli ovociti conservati nel centro di fecondazione assistita dell’ Ausl, situato nell’ ospedale di Cattolica. Alla crioconservazione altre centinaia di persone hanno affidato il loro desiderio di diventare genitori. Dopo l’ episodio accaduto al San Filippo Neri di Roma, dove sono andati perduti 94 embrioni, 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale, per un guasto all’ impianto, chiediamo al professor Carlo Bulletti, che guida il reparto, quali sono le misure di sicurezza adottate dal centro da lui diretto. «Abbiamo un sistema di crioconservazione estremamente rigoroso, che segue le linee guida dell’ Eshre (European society human reproduction and embryology). Linee guida che sono state adottate dalla Comunità Europea proprio per il loro rigore». In che cosa si concretizzano queste misure di sicurezza? «Ci sono più livelli. Intanto i contenitori per la crioconservazione dove c’ è l’ azoto liquido, tanto per chiarire, sono dotati di sonde e alla primissima disfunzione inviano automanticamente sms di allarme a tutte le persone deputate al controllo. Inoltre i contenitori sono tutti separati e abbiamo approntato anche quelli di riserva. Questo per evitare anche altri problemi». Per esempio? «Non deve accadere quello che è successo qualche anno fa a Modena dove da una coppia di pelle bianca è nato un bimbo di colore. Altri casi del genere sono successi anche in Inghilterra». Cosa pensa sia accaduto nel centro di Roma? «In questi casi è sempre meglio attendere i risultati dell’ inchiesta. Credo, da quello che ho potuto capire, che l’ azoto sia sceso sotto il livelli di guardia, ma non sia partito l’ allarme. Il rischio più grosso, infatti, è che il sistema di allerta non funzioni. Da noi, però, il check è addirittura doppio». Ci sembra di capire che il rischio, come in tutte le cose, non sia eliminabile al cento per cento. «Qualunque persona deputata al controllo del rischio clinico può confermare che il rischio zero non esiste per questo è necessario che sia l’ Azienda Usl che la Regione attivino e sorveglino i contratti assicurativi per tutti i medici che lavorano in esclusiva. La Società italian di Chirurgia e Ginecologia ha già avuto modo di sollevare la questione circa le inadempienze dei premi assicurativi. Il problema è che a volte vengono stipulati dei premi molto bassi con assicurazioni che poi falliscono». Per quanto riguarda i fatti romani, il Codacons presenterà oggi un esposto alla Procura di Roma nel quale si ipotizzano una serie di reati come «distruzione degli embrioni, omicidio colposo e lesioni gravi». Il Codacons annuncia che sono allo studio anche le azioni risarcitorie: si parla di importi che arrivano fino a un milione di euro. Monica Raschi.

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