9 Febbraio 2010

Censura paranormale

In un mondo di mostri «normali», quelli paranormali fanno scandalo, i film horror turbano la percezione della realtà così com’ è dipinta, insegnano a «partire per imparare a conoscere la paura» (Benjamin) e quindi vanno vietati. Così ora tocca a un filmetto-fenomeno Paranormal Activity, girato in casa dal giovane israelo-americano Oren Peli, che ha incassato 3,6 milioni di euro in tre giorni (110 in Usa) e scatenato le ire dei censori. In prima fila, Alessandra Mussolini, presidente della commissione per l’ infanzia, che si rivolge al ministro Bondi perché intervenga a tutela dei minori, i quali, secondo «tantissime segnalazioni di genitori» sarebbero vittime di attacchi di panico in seguito alla visione del film. CONTINUA|PAGINA12 L’ horror – storia di una coppia che registra con una videocamera i movimenti notturni di un’ entità misteriosa – è uscito senza divieti, che adesso Mussolini, Codacons, Moige, Ignazio La Russa vorrebbero introdurre, contro il parere della commissione ministeriale che il primo febbraio ha dato il nulla osta. Privo di qualsiasi scena gore, niente sangue né sventramenti, Paranormal Activity colleziona lunghe sequenze di pura noia in attesa della manifestazione diabolica, e sta in questo il suo lato «ansiogeno», che porterebbe i giovani spettatori allo stato di shock (si parla di «boom» di richieste di intervento del 118). A parte che il film pubblicizzato come «il più terrorizzante della storia del cinema» («copia» del low-budget The Blair Witch Project) dovrebbe tener lontano i più sensibili, è certo che i brividi di paura sono compresi nel biglietto. Ma è proprio l’ alterazione emozionale, la vista del «disordine» nel quieto scenario del quotidiano ad allertare i paladini della «gioventù», che invocano il divieto ai minori di 18 anni. E per sostenere l’ iniziativa chiamano ad esempio l’ America, dove la pellicola è uscita con la segnalazione «R», ovvero il divieto ai minori di 17 anni, se non accompagnati da un adulto. Ma solo per il «linguaggio» (qualche parolaccia) e non certo perché il film è un «cattivo maestro». Replica sul grande schermo di «Morgan matto da legare», quello vestito strano, che rifiuta gli psicofarmaci legali e letali (almeno altrettanto del crack) per curarsi la depressione. I modelli per indirizzare i teen-ager sono a carico dei biopoteri governativi, che non lasciano margini di fuga neppure nell’ immaginario. E, pronto all’ appello, Bondi promette «una verifica sul film in questione e di adottare provvedimenti necessari per tutelare i bambini». Che paura.
 

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