11 Ottobre 2011

Censimento, 600 milioni mal spesi

Troppe le difficoltà per la stesura e la riconsegna dei questionari, il Codacons chiede un risarcimento di 50 euro a famiglia

 

MILÀN – Nella migliore delle
ipotesi, sarà un fallimento.
Quanto meno sotto il profilo
delle finanze pubbliche, considerato
il salasso al quale le
casse dello Stato hanno già
dovuto offrire il braccio.
Le cifre relative ai costi del
censimento Istat 2011 fanno
paura: 590 milioni di euro è
la spesa fatta sostenere agli
italiani per la “fotografia” che
l’autorevole istituto nazionale
di rilevazione statistica farà
di qui a poche settimane al
Belpaese, di fatto più o meno
dieci euro a testa, considerato
che le famiglie interessate
dalle rilevazioni sono
circa 25 milioni e che i cittadini
ai quali sono rivolti i
questionari, per questa tornata
di censimento, hanno
raggiunto quota 61 milioni.
Fanno spavento i numeri
perché in questo momento di
fortissima crisi, nel corso
della quale sono stati chiesti
sacrifici tremendi alle famiglie,
alle imprese, alla società
italiana, la spesa per il censimento
sembra uno sperpero
di risorse quasi inutile.
Per carità, nessuno mette in
dubbio la necessità di fare
un bilancio sulla situazione
nazionale ogni dieci anni, ma
il metodo con il quale si è
scelto di farlo per questo decennio,
lascia desta un po’ di
perplessità. Partendo, come
detto, proprio dai costi: possibile
che in dieci anni, l’Istat
o chi per esso non sia riuscita
a formulare domande più intelligenti
e utili rispetto a
semplici richieste di dati
anagrafici o catastali? Numeri
facilmente desumibili
dagli archivi di mille o più
enti pubblici, come Comuni,
Province, Regioni, agenzie fiscali,
demaniali, ecc.
L’informatizzazione del
Paese è così arretrata? Possibile
lo Stato non sia in grado
di incrociare quattro dati
per evitare di chiederci quanti
siamo in famiglia, quante
stanze ha l’abitazione dove
viviamo, quanti figli abbiamo,
il numero dei bagni e
altre amenità del genere? Ma
la risposta, evidentemente, è
negativa e allora forza, mettiamo
mano al portafoglio.
È già stato osservato più
volte in questi giorni: oltre a
spendere una vagonata di
denaro, perché mai il citta-
dino contribuente deve avere
necessità di ricorrere ad un
consulente economico-giuridico
per poter compilare un
questionario che – concettualmente
– dovrebbe essere
ideato per il luminare
dell’astrofisica ma anche – se
non soprattutto – per la massaia
che abbiamo sotto casa?
Senza sottovalutare le capacità
di alcuno, ma chiedere
se l’abitazione “dispone di un
impianto a energia rinnovabile
per la produzione di
energia elettrica”, specificando
pure se “impianto solare
fotovoltaico” o “impianto
eolico”, francamente sembra
un po’ azzardato. Il rischio
minimo è una risposta del
tipo: «Eh?».
Sulle difficoltà di compilazione
dei moduli consegnati
dall’Istat alle famiglie, in
questi giorni si è registrato
più di un borbottio. Ma il
rimprovero più rumoroso è
giunto dal Codacons, la più
nota associazione dei consumatori.
Sotto accusa, oltre
al linguaggio a volte criptico
del questionario, è finito pure
il disservizio su Internet
(chi si collegava al sito web
dell’Istat non riusciva a compilare
i moduli on-line), oltre
che, ieri, il clamoroso flop
della consegna del censimento
alle Poste, finite in tilt
per problemi informatici e di
semplice rilascio di ricevute
cartacee.
Codacons ha chiesto
all’Istat di rimborsare con 50
euro i cittadini coinvolti nei
disservizi legati al censimento.
«Come noto – spiega il
presidente Carlo Rienzi – il
sito Internet per la compilazione
del censimento online
è andato in tilt, mentre
disagi si sono registrati presso
alcuni uffici postali, dove
gli utenti che si erano presentati
per la consegna dei
moduli, sono stati rimandati
a casa. Disservizi che creano
un danno evidente ai cittadini.
Pensiamo a chi, anziché
uscire, ha preferito dedicarsi
senza successo alla compilazione
dei quesiti, o a chi al
contrario è uscito per recarsi
alla Posta, senza però riuscire
a consegnare il modello,
perdendo quindi inutilmente
tempo». Per questo
l’Istat – secondo Codacons –
deve rimborsare gli utenti
coinvolti nei disagi nella misura
di 50 euro a cittadino.
Coloro i quali volessero aderire
all’iniziativa, si possono
collegare al sito carlorienzi.it
dal quale è possibile avanzare
la richiesta di indennizzo,
«che – avvertono quelli
del Codacons – provvederemo
a girare all’Istat e, in caso
di diniego, alle competenti
autorità».
Insomma, costi enormi per
un risultato che in molti pensano
già non giustificherà la
spesa. Ma ora facciamo un
gioco basato su quello che
tecnicamente l’Istat definisce
“sottocopertura”, ossia la
percentuale di mancate risposte
al questionario che,
“f is io log ic am en te”, si presenterà.
Nel 2001 fu
d el l ’1,45%, tutto sommato
bassina. Chi si rifiuta di rispondere,
com’è noto, è sanzionabile
con multe che vanno
da 200 a 2.000 euro. Se
mantenessimo la percentual
e d i s o t t o c o p e r t u r a
all’1,45% anche quest’anno,
significa che potrebbero essere
irrogate ben 362.500
multe. Queste, moltiplicate
per una media di un migliaio
di euro, frutterebbero quasi
400milioni di euro, ossia due
terzi del costo del censimento.
Non sarebbe, quindi, una
pillola meno amara da deglutire?
A meno che le possibili
sanzioni siano solamente
una bufala gigantesca
nello stile italiano.

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