“Cencetti e la Modena si dovrebbero dimettere”
-
fonte:
- Modena Qui
Il referente provinciale del Codacons, Fabio Galli, ha chiesto ieri le dimissioni del direttore generale dell’Azienda Policlinico, Stefano Cencetti, e della professoressa Maria Grazia Modena, direttore del reparto di Cardiologia del nosocomio.
L’associazione di consumatori, che già ha chiesto l’intervento del Ministero della Salute, non intende quindi fermarsi, a proposito del noto caso sollevato dall’associazione Amici del Cuore.
«Non si vogliono ovviamente addossare colpe specifiche a questi professionisti del settore sanitario», ha detto Galli.
«Però, di fronte alle proporzioni che ha preso la vicenda, mi sembra che si possa ipotizzare un caso di omessa vigilanza.
E deve essere chiaro che, se chi ha certe responsabilità non vigila, allora se ne deve assumere le conseguenze».
La vicenda nata con l’esposto degli Amici del Cuore è riassunta nel grafico sottostante.
In breve, l’associazione ha messo in dubbio le performance degli ultimi due anni del reparto di Cardiologia del Policlinico, e soprattutto le prassi scientifiche e deontologiche adottate da qualche suo componente.
Subito, sono fioccate le polemiche, e la politica ha presto invaso la sfera del mondo sanitario cittadino.
Particolarmente acceso, il confronto che ha opposto lo Snami, il sindacato autonomo dei medici guidato da Domenico Giovanardi, alla stessa professoressa Modena e a Cencetti.
Ma, a proposito di invasioni, è interessante notare quanto scritto nella relazione della Commissione d’inchiesta della Regione, che chiede «interventi immediati» all’Azienda, pur senza sfiduciare nessuno.
In sostanza, quel documento dice che il reparto Cardiologia della professoressa Modena ha effettuato interventi anche non di tipo cardiologico, in particolare, appunto, con un’invasione di campo ai danni della chirurgia vascolare e della radiologia.
Se gli Amici del Cuore si sono detti soddisfatti, limitandosi ad attendere «consequenziali provvedimenti» non meglio specificati, per il Codacons invece la Commissione è solo il punto di partenza.
E anzi Galli ne vorrebbe un’altra, di commissioni, istituita a livello governativo: per questo, già venerdì, era partita la richiesta di intervento a Fazio.
In sostanza, il timore è che il problema rimanga circoscritto all’ambito sanitario regionale, dove i controllori sarebbero troppo vicini ai controllati.
«E poi i tecnici della Regione hanno controllato solo 51 cartelle cliniche a campione», ha detto Galli.
«Quello è il lavoro di poche settimane, mentre qui parliamo di anni di casi che non ci convincono».
Non a caso, ieri mattina nella sede di via Paolo Ruffini era presente una signora modenese che accusa il reparto Cardiologia del Policlinico di avere procurato danni cerebrali irreversibili alla madre già nel 2006.
«Non basta un documento generico di analisi dei problemi del reparto», ha detto ancora Galli.
«Tutti i pazienti interessati da irregolarità o mancanze devono ricevere dettagliata documentazione, in modo da poterla utilizzare in eventuali contenziosi legali».
Già, perché, se finora la materia è rimasta essenzialmente circoscritta all’ambito amministrativo, un giorno non è escluso che se ne parli in Tribunale.
Lasciando per ora da parte i codici del diritto comune, c’è forse un problema di codice deontologico.
Almeno secondo il Codacons, che in questo concorda pienamente con la Regione.
«Non mi sembra che ci troviamo di fronte a corrette applicazioni del concetto di consenso informato, che impone ai medici di spiegare ai pazienti, o eventualmente ai loro famigliari, i rischi di eventuali terapie», ha concluso Galli.
«Il personale sanitario deve capire che il consenso informato non è una facoltà, ma parte integrante della cura».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SANITA'
