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20 Aprile 2017

Cenacolo in restauro

Cenacolo in restauro

Lo Smeraldo torna il palcoscenico che è stato per un giorno. Dallo store Eataly di piazza XXV Aprile un maxischermo rilancia nel mondo – in collegamento ci sono San Paolo e New York – l’ immagine del Cenacolo vinciano. E s’ intrecciano i dialoghi di uomini di cultura e grandi chef. Nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie c’ è lo scrittore Alessandro Baricco, nello store l’ imprenditore della ristorazione, lo statunitense Joe Bastianich. Di là il ministro della Cultura Dario Franceschini, di qua il patron di Eataly Oscar Farinetti, regista di una perfomance -«Una Cena così non la puoi perdere» – che racconta uno straordinario progetto di tutela di un’ opera d’ arte. Raccontano l’ impresa a più mani – 1 milione e 200 mila euro, finanziamento pluriennale del ministero, 1 milione di euro dallo sponsor di cui metà per il progetto e metà per la campagna di comunicazione – di un «restauro ambientale» che trasformerà il Refettorio in una gigantesca teca. «Non possiamo rinchiudere l’ Ultima Cena in una teca, possiamo però costruirgliene una attorno», sintetizza il direttore del Polo museale lombardo, Stefano L’ Occaso. Il lavoro è già iniziato. Il Cenacolo è sotto esame di un pool di esperti che ne monitorano il respiro, il battito, gli umori. Ora altri scienziati tentano di metterlo sotto una campana di vetro, di fermare il tempo, per consegnare il capolavoro alle future generazioni, farlo vivere per altri cinquecento anni. Ci sono le tecnologie, costose, impianti capaci di sparigliare le micidiali polveri sottili e gli inquinanti che ogni visitatore involontariamente porta con sé nel Refettorio e che per effetto degli sbalzi di umidità, della temperatura e della stesse variazioni di luce si possono liquefare o solidificare, diventando micidiali invisibili killer per quella pellicola di colore di pochi millimetri. Obiettivo: immettere diecimila metri cubi di aria pulita ogni ora nel Refettorio (oggi sono 3.500) per consentire più ingressi ogni giorno (oggi sono 1.320). Oggi il Cenacolo richiama un milione di visitatori ogni anno da tutto il mondo ma ne può accogliere solo 400 mila Sullo sfondo rimane la preoccupazione del Codacons che chiede di sapere cosa viene concesso a Eataly in cambio della sponsorizzazione («il marchio non è cedibile»), al quale si uniscono i sindacati: «Bene uno sponsor. Ma solo se il dare e avere va definito con chiarezza», dice Artemisia Fasano, segretario nazionale Uil per i Beni culturali. L’ Ultima Cena, finita da Leonardo nel 1498, è un capolavoro fragile. Sopravvissuta miracolosamente al bombardamento dell’ agosto 1943, ha subito diversi restauri nei secoli. La fine di questo «restauro ambientale» è prevista entro il 2019, anno del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Il ministro Franceschini s’ augura che altri seguano l’ esempio del patron di Eataly: «È un segnale per il resto del Paese. Sui Beni culturali siamo rimasti indietro nella relazione pubblico-privato». Il contributo dello sponsor (500 mila euro) interesserà «le opere, i beni e i servizi necessari per realizzare gli interventi» nel Refettorio, si legge nel bando del ministero.
 

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