31 Agosto 2011

Cattolica, al test scortati dai genitori Il preside: “Pronti ad aumentare i posti”

  Cattolica, al test scortati dai genitori Il preside: "Pronti ad aumentare i posti"

 

 
 
I primi sono arrivati all´alba, poco dopo le 6, per accaparrarsi un posto all´ombra e orientarsi nel labirinto del Gemelli. Altri hanno viaggiato tutta la notte, dalla Calabria, dalla Puglia o dalla Sicilia con zaini, borsoni e valigie. E’ l´esercito degli oltre 5mila studenti, tra neodiplomati e "recidivi" del test, che ieri mattina ha affrontato il "quizzone" per un posto alla Cattolica, facoltà di Medicina. Una schiera di aspiranti camici bianchi con al seguito la folta truppa di mamme, papà, nonni, fratelli e fidanzate che hanno accompagnato le matricole fin sulla porta, assediando prati, panchine, scalinate e portoni del policlinico, sfidando il caldo con bottigliette d´acqua, ventagli e panini. «Siamo venuti con nostra figlia e siamo più agitati di lei – racconta Antonietta Gambasio, accanto al marito e al figlio più piccolo – I test sono uno stress psicologico infernale sia per i ragazzi che per le loro famiglie, ma proveremo ovunque, in tutte le università». L´esame d´ammissione, insomma, è un evento collettivo o quantomeno familiare. Anche se poi, dopo due ore di attesa, sono stati i 5500 ragazzi, divisi tra cinquanta aule, corridoi e tendoni montati sul campo di calcio, a mettersi in fila per l´identificazione, le istruzioni e il compito. Centoventi domande a crocette da risolvere in 90 minuti: matematica, biologia, chimica, inglese, ma anche cultura generale e logica, dai diagrammi alle sequenze fino a quesiti in stile Settimana enigmistica. "A quale movimento artistico appartiene Canova?". Oppure, "se su un pullman ci sono 4 amici e Mario che non può guidare è due file avanti ad Andrea e Giulio tre file dietro Luca, chi è più vicino al guidatore?". «Il test era abbastanza semplice, ma il tempo troppo poco». attacca Chiara De Panfilis, 20 anni, appena uscita dall´aula. Rigido l´orario di consegna e così i controlli con cellulari lasciati sui tavoli, borse e caschi accatastati per terra, penne e matite portate da casa vietate. Ma la polemica che serpeggia nei corridoi non è solo sui tempi: «I test sono una lotteria – spiega Matteo Dionisi, studente di Medicina che ha accompagnato la fidanzata – Non c´è alcun nesso con le materie del corso di studi e poi c´è sempre l´incognita raccomandazione». Ma il problema, spiega il preside Rocco Bellantone, «è la carenza di strutture, i tagli all´università, la volontà di offrire una preparazione approfondita e a contatto col malato. Anche se so che il test è un incubo: mia figlia al primo tentativo fu bocciata sia qui che in Sapienza». Una promessa però se la lascia sfuggire: «Entro certi limiti aumenteremo i posti». Per il Codacons, invece, «potrebbe trattarsi degli ultimi test di ammissione». L´associazione sta preparando una class action per gli esclusi.
 
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