Catricalà, Antitrust: ?Le banche italiane devono uscire dal nanismo?
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fonte:
- MDC - Help consumatori
“Le banche italiane devono uscire dal nanismo“. Lo ha detto oggi il Presidente dell`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel corso del convegno “La tutela della concorrenza nei servizi bancari“. LINK: Antitrust
“I mercati fermi vengono aggrediti. Ci auguriamo che si esca dal nanismo delle nostre banche che hanno una capitalizzazione che le rende facilmente aggredibili, e che si abbia una forza di aggregazione tale per aspirare ad avere una presenza in altri paesi e avere frutti per la concorrenza e per il benessere dei consumatori“. Lo ha detto oggi Antonio Catricalà, Presidente dell`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel corso del convegno “La tutela della concorrenza nei servizi bancari“ che si è svolto a Roma, presso la Facoltà di Economia dell`Università Tor Vergata.
“Le banche italiane sono bocconi gustosi per i loro buoni profitti ma sono facilmente aggredibili per la bassa capitalizzazione. I mercati fermi sono quelli che vengono più facilmente aggrediti“. Catricalà ha quindi auspicato che le banche italiane “avviino processi di aggregazione per avere economie di scala e produrre costi più vantaggiosi per i risparmiatori, perlomeno laddove riescono ad avere minori spese“. Catricalà ha inoltre sottolineato che serve una forza di aggregazione per porre le condizioni per affacciarsi all`estero. E ha detto che l`atto unico previsto dalla legge sul risparmio, che prevede le deliberazioni di Antitrust e Bankitalia, è “un artificio“. “Per noi – ha detto inoltre Catricalà – è importante che la concorrenza sia di nostra competenza. Se un acquisto non cambia il controllo non ha senso che noi ci pronunciamo“.
La concorrenza nel campo dei servizi bancari e finanziari è da tempo all`attenzione degli organismi di vigilanza: in Italia la recente legge sulla tutela del risparmio ha attribuito all`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la competenza ad applicare la normativa antitrust alle imprese bancarie, modificando la scelta operata dalla legge 287 del 1990. Inoltre a livello comunitario la Commissione Europea ha avviato un`indagine conoscitiva sul mercato dei servizi bancari e finanziari che potrebbe forse preludere a futuri interventi nel settore.
La legge sul risparmio approvata dal Parlamento attribuisce all`Antitrust il compito di stilare un atto unico con la Banca d`Italia per autorizzare le concentrazioni e per autorizzare (il testo parla di nulla osta) le acquisizioni superiori al 5 per cento. L`atto unico, ha spiegato Catricalà, racchiude due deliberazioni, una dell`Antitrust e una della Banca d`Italia, con le due rispettive firme, e si chiude con una autorizzazione o con una mancata autorizzazione. Quello che interessa al Garante della Concorrenza è la concentrazione, ovvero il cambio di controllo: “se si verifica un cambio di controllo a noi va notificato“.
“La legge ha voluto portare e ha portato come novità la necessità di trasparenza: per noi trasparenza e concorrenza vanno di pari passo. La nostra prima idea è stata di aprire un`indagine conoscitiva sui costi dei conti correnti bancari“. Secondo alcuni si arriverebbe anche a 300/350 euro annui per la gestione ordinaria mentre c`è chi sostiene invece che la spesa sia inferiore ai 50 euro. Il Garante ancora non conosce i dati ma “il questionario inviato alle banche è preciso e ci attendiamo dagli uffici di avere un`idea chiara da poter comunicare al Governo e ai cittadini“. “Subito dopo questa iniziativa – ha detto – due istituti bancari hanno pubblicizzato un `new deal`, cioè una nuova tendenza a non far pagare la chiusura del conto“. Ma uno dei primi elementi emersi nell`ambito dell`indagine conoscitiva è che “questa tendenza è troppo `new` dato che vale solo per i nuovi conti correnti, mentre i clienti fidelizzati continuano a sostenere le spese di chiusura conto“. Così come, a fronte di chi si impegnava a non effettuare aumenti, c`è stato l`aumento dei tassi della BCE e le banche hanno aumentato i tassi dei conti in rosso. E nell`ambito del pagamento elettronico i costi non sono meno elevati.
“Bisogna riunirsi al Cicr e abolire la delibera del 2003 sull`articolo 118 del testo unico bancario che consente alle banche di modificare unilateralmente le condizioni“, ha inoltre commentato nel corso del convegno il Presidente Antitrust. “Per la concorrenza – ha spiegato Catricalà – non è condizione unica che ci siano più operatori se questi non hanno interesse a farsi concorrenza. Se qualcuno ha la sua fetta di mercato, quale interesse c`è alla concorrenza?“. Giocano inoltre, quali fattori di ostacolo, le scarse informazioni, la fidelizzazione della clientela e la pigrizia mentale del risparmiatore, perché per cambiare domiciliazioni bancarie è necessario un forte incentivo. “Le banche italiane dovrebbero aggregarsi e avere economie di scala che dovrebbero arrivare a vantaggio dei risparmiatori, con i minori costi che si hanno quando si hanno minori spese per la gestione delle banche. I mercati fermi vengono aggrediti. Ma il sistema bancario è anche proprietario di settori strategici. Ci auguriamo che si esca dal nanismo delle nostre banche che hanno capitalizzazione che le rende facilmente aggredibili e che si abbia forza di aggregazione tale per aspirare ad avere una presenza in altri paesi e avere frutti per la concorrenza e per il benessere dei consumatori“.
A proposito dell`atto unico Bankitalia-Antitrust sulle concentrazioni bancarie Catricalà ha commentato: “Finché la legge è questa dobbiamo applicarla“. “Per il futuro – ha auspicato – servirà una legge che ci tolga questo tipo di competenza. Noi non siamo attaccati a questa o a quella competenza. Se l`acquisto di una partecipazione non ha interesse per la concorrenza perché non cambia l`assetto di controllo, non ha senso che noi ci pronunciamo in merito. Ma finché la legge è questa non possiamo deluderla“.
Il Codacons ha accolto favorevolmente l`intervento di Catricalà. “Lo strapotere delle banche, che oltre ad imporre balzelli come le spese di chiusura dei conti possono cambiare come e quando vogliono le condizioni contrattuali – afferma Carlo Rienzi, Presidente Codacons – è una vera e propria vergogna, una vessazione a danno dei clienti impotenti. Catricalà deve battersi per annullare questa disparità e per cancellare l`odiosa voce “spese per chiusura conto corrente“, che obbliga il correntista che vuole passare ad un`altra banca a versare un balzello che si aggira mediamente attorno ai 100 euro“.
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