29 Luglio 2006

Categoria unita nella serrata in Polesine, ma oggi si riapre

“Questa farmacia aderisce alla protesta, ma resta aperta perché di turno“. Oggi non sarà così e tutte le farmacie rimarranno aperte. È stato infatti revocato lo sciopero a oltranza dei titolari di farmacia. Si è trovata un`intesa con il ministro della salute Turco. Il presidente di Federfarma, Giorgio Siri ha affermato: “Ci è stato assicurato che nuovi spazi di vendita di medicinali senza obbligo di prescrizione, previsti dal decreto, non debbano in alcun caso trasformarsi in farmacie. Il decreto passerà cosi com`è e non chiediamo di modificarlo“. Anche ieri, però, l`invito alla serrata dall`associazione di categoria dei titolari di farmacia ha raggiunto il 97\% di adesioni com`era successo nella prima giornata di sciopero, mercoledì 19 luglio. Contemporaneamente, s`è avviato il confronto con le associazioni che rappresentano i consumatori. La presidente dell`Ordine dei farmacisti di Rovigo Erina Arduin e il presidente provinciale dell`Associazione dei titolari di farmacia Guido Bonetto, hanno incontrato la responsabile del Codacons di Rovigo, Chiara Crivellari. Sono rimaste le distanze sull`opportunità del decreto Bersani, valutato positivamente dal Codacons per il contributo alla concorrenza, e bocciato in toto dai titolari di farmacia perché “dà mandato alla grande distribuzione di far chiudere le farmacie rurali“, e perché “ha sbagliato il destinatario“, che non doveva essere il consumatore ma il malato.Codacons e farmacisti sono d`accordo che il punto di partenza della trattativa con il governo debba essere la tutela della professionalità del farmacista, libero professionista in farmacia, dipendente nei supermarket. “Dove a fine giornata conta solo l`incasso“. E dove sparirà la funzione di guardia medica, per l`obbligo di rispettare gli orari d`apertura da esercizio commerciale. Anche il Codacons vede con preoccupazione la possibile chiusura delle farmacie rurali: “fuori mercato“ rispetto ai prezzi della grande distribuzione, e indispensabili di fronte a una sanità che tende a ridurre i tempi di ricovero, e a trasferire convalescenza e terapie alle cure domiciliari.Sulle percentuali di sconto praticabili, poi, i titolari di farmacie affermano che i consumatori non avranno i benefici promessi dalla liberalizzazione dei prodotti da banco. E spiegano perché: “Se la Coop dice che farà sconti fino al 50\%, ci riuscirà solo producendo Sop e Otc con il proprio marchio, perché dai produttori non si ottengono sconti cosi alti. Sop e Otc, come tutti i farmaci in fascia “C“ lasciano alle case farmaceutiche la massima libertà di determinare il prezzo. Ma in Italia non sarà mai come nel Regno Unito, dove la liberalizzazione ha diminuito i prezzi di circa il 30\%. Da noi le multinazionali compensano con i farmaci di fascia “C“ i minori proventi dai farmaci in fascia “A“, che in Italia sono i più bassi in Europa“. Al contrario dei farmaci in fascia “C“: l`aspirina, un Otc, in Italia costa il doppio che in Germania confrontando i prezzi per unità di dose.I farmacisti non temono di perdere una fetta di mercato: Sop e Otc valgono circa il 15\% dei loro incassi, contro il 70\% fatturato con i farmaci vendibili dietro ricetta medica. Temono, piuttosto, che passi il messaggio che “i supermercati fanno gli sconti, e i farmacisti polesani no“. E allora ribattono: “I grossisti sono gli stessi, per noi e per loro. Dall`introduzione del decreto Storace, noi abbiamo applicato uno sconto del 10\% su oltre 1.600 prodotti. Invece chi sostiene di applicare sconti maggiori, del 20\% per esempio, se li può permettere solo su 30-40 prodotti“.

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