20 Settembre 2019

Catania, il dramma del papà di Leonardo: 37 minuti sperando nel miracolo

CATANIA – Per trentasette minuti è rimasto quasi senza fiato dietro la porta bianca della rianimazione del Policlinico. Ha pianto e sino all’ ultimo ha sperato nel miracolo e che i dottori facessero ripartire il cuoricino del piccolo Leonardo, due anni appena, un bimbo vispo dagli occhi grandi che aveva riempito di gioia tutta la famiglia. Alle 14,47 il mondo è venuto giù d’ un colpo, è crollato addosso al nonno, Angelo Cannizzaro, chirurgo endocrinologo al Policlinico. Era corso in fretta dal suo reparto al pronto soccorso pediatrico, distante due padiglioni, attraversando quel parcheggio nel quale il piccolo Leonardo ha trovato la morte respirando a fatica per l’ ossigeno rarefatto dell’ abitacolo nell’ auto nella quale suo papà l’ aveva dimenticato e per il caldo asfissiante in una mattina di fine estate con temperature oltre i trenta gradi.Al Policlinico la notizia del piccolo dimenticato in auto, ma anche della parentela del bimbo, figlio di una cardiologa e nipote di un chirurgo, fa subito il giro dei reparti. Sono in tanti – primari, medici, infermieri – a correre al pronto soccorso. Sono sbigottiti e non si danno pace. In direzione sanitaria, quando manca ancora poco alle 15, viene attivata la task force per assistere i familiari. “Purtroppo c’ è stato poco da fare – spiega il direttore sanitario dell’ ospedale, Maurizio Lanza – Il piccolo, quando è entrato, era già in arresto cardiaco. Le manipolazioni non sono servite a nulla. Abbiamo subito chiamato psicologi e assistenti sociali perché dessero un supporto alla famiglia, distrutta dal dolore”.La tragedia di ieri ricorda molto quella avvenuta nel 1998 nel parcheggio della Sgs Thompson. Stesse modalità e un’ assurda dimenticanza che diventa fatale in una giornata di caldo. “Ho subito pensato a quel fatto – spiega Federico Vagliasindi, ingegnere idraulico, collega di Luca Cavallaro, il papà del piccolo Leonardo – e non so davvero spiegarmi come possa essere capitato. Luca è una persona scrupolosa, brillante, sempre in orario al lavoro. Ero sbigottito allora e lo sono ancora adesso”.Il piccolo Leonardo, assieme al suo papà Luca Cavallaro e alla mamma Maria Cannizzaro, avevano trascorso l’ estate a Lavinaio, una frazione sulle pendici dell’ Etna. Al fresco dei pini, nella casa di villeggiatura con le luci spente, alla periferia del paese, un cugino ha ancora le lacrime agli occhi e la voce rotta dall’ emozione. Così ricorda il bimbo: “Era vispo, allegro. Tutti in famiglia giocavamo con lui. Non posso immaginare che non sia più tra noi”.I membri dell’ Asaps, l’ associazione sostenitori della Polstrada, sconvolti per la morte del bimbo, ricordano di avere lanciato una campagna informativa e di sensibilizzazione sul tema dell’ abbandono dei minori a bordo dei veicoli, mentre il Codacons invita le case automobilistiche a montare a bordo delle autovetture sensori anti-abbandono.

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