19 Aprile 2011

Casse vuote a Zocca

Casse vuote a Zocca
 

 
Per un piccolo Comune come Zocca, 5 mila abitanti sull’ appennino modenese, celebre tra i rockettari per avere dato i natali a Vasco Rossi, non dovrebbe essere un fatto di poco conto se spariscono 1,4 milioni di euro, una bella fetta del proprio bilancio. Invece è successo, senza che nessuno se ne accorgesse. I contribuenti pagavano per le concessioni edili e i soldi anziché nelle casse comunali finivano in tasca al responsabile dell’ ufficio tecnico, che è anche fratello del sindaco. E’ ovvio che non esiste una «responsabilità familiare», ovvero ci sono fratelli buoni e fratelli cattivi, ma la vicenda è al centro della campagna elettorale poiché qui si vota il 15 e il 16 maggio e il sindaco ha pensato bene di farsi da parte col Pd, il suo partito, che ha tirato un sospiro di sollievo. La vicenda è esplosa un paio d’ anni fa perché un costruttore si recò in Comune con la seconda tranche, denaro dentro una busta, e la mise di soppiatto nelle mani di chi gli stava di fronte senza rendersi conto che non si trattava del vecchio responsabile dell’ ufficio tecnico, Sergio Leonelli, con cui si era accordato qualche tempo prima e al quale aveva consegnato la prima tranche, ma del nuovo capo dell’ ufficio, poiché Leonelli sentendo puzza di bruciato si era pensionato. Come in una comica finale, il neo-dirigente si ritrovò tra le mani la busta col «donatore» che faceva lo gnorri, come si conviene in questi casi, e se ne andava di soppiatto senza per altro capire che altro volesse l’ esterrefatto impiegato. Il tutto venne riferito al sindaco che informò la magistratura e il giudice non tardò a verificare come dal 1998 il comune non intascasse le tasse di concessioni edilizie, in pratica nelle casse non sono arrivati 1,469 milioni di euro: nessuno, a quanto pare, se ne era accorto. E’ lecito interrogarsi su come sia potuto accadere: passi se il Comune è Roma o Milano con il loro vorticoso e cospicuo girodi denaro, ma Zocca ? Così come nessuno sembra si sia interrogato sull’ abnorme attivismo immobiliare del piccolo Comune: 300 richieste accolte di urbanizzazione l’ anno. Si tratterebbe di una comune storia provinciale di malamministrazione se non vi fossero alcuni exploit: il comune ha mandato le cartelle esattoriali pretendendo il ri-pagamento delle concessioni edili, Sergio Leonelli grazie a leggi e leggine che si sono susseguite ha intascato e l’ ha (in pratica) fatta franca, il sindaco, Carlo Leonelli, ha resistito alla richiesta di dimissioni (non per colpe dirette ma perché la tesoreria comunale è al verde) da parte delle opposizioni però questa storia familiare ha finito per metterlo all’ angolo e non concorrerà al secondo mandato.Le leggi ad castam sembrano consentire oggi la quasi impunità di chi compie reati contro la pubblica amministrazione. Una collana di perle legislative inanellate e come fermaglio un’ amara verità: come sottrarre 1,6 milioni alle casse pubbliche e vivere felici e contenti senza che ti succeda alcunchè. Infatti non è rimasto pressoché nulla della lunga lista di accuse: peculato e falso sono caduti in prescrizione grazie all’ ex-Cirielli, in prescrizione anche l’ abuso edilizio, l’ indulto gli ha cancellato tre anni di pena, cosicchè ha potuto patteggiarne cinque che sono diventati due, per i quali la legge Simeone-Saraceni prevede l’ espiazione in libertà (con periodici colloqui con l’ assistente sociale). Inoltre non è previsto il recupero del tesoretto.Di tutta questa vicenda rimane aperto solo un fascicolo della Corte dei Conti per omessa vigilanza da parte del Comune. Il sottosegretario dell’Interno, Michelino Davico, in risposta a un’ interrogazione dell’ onorevole della Lega, Angelo Alessandri, afferma: «sono stati segnalati alla Procura regionale della Corte dei Conti il responsabile pro- tempore del settore finanziario del Comune, per negligenza nella quantificazione e rendicontazione delle entrate relative agli oneri di urbanizzazione, e i revisori contabili succedutisi nell’ arco del tempo, per violazione dei doveri di controllo e vigilanza». Zocca è sottosopra. Alle prossime amministrative in primo piano quattro liste, tre sono civiche ma ispirate da Pdl, Lega e Sinistra radicale. La quarta è Pd ed è intervenuto addirittura Pier Luigi Bersani per evitare altri guai d’ immagine e cercare di riconfermare il Comune. Così dal cilindro è uscito Pietro Balugani, presidente provinciale dell’ Ordine degli ingegneri e fautore di una campagna di trasparenza consistente nel radiare dagli ordini professionali i condannati per mafia. Toccherà a lui l’ arduo compito di fare dimenticare agli elettori le malefatte urbanistiche in una situazione di parità politica: alle ultime regionali Pdl e Pd pareggiarono col 45,3 % ciascuno (4,4 % Beppe Grillo, 4,8 % l’ Udc). Intanto il Codacons ha organizzato un comitato di cittadini (un’ ottantina) che si ritengono danneggiati e comunque non vogliono pagare una seconda volta gli oneri di urbanizzazione: «Com’ è possibile», dice l’ avvocato del Codacons, Bruno Barbieri, «che per dieci anni qualcuno possa avere fatto il bello e cattivo tempo, trattenendosi il denaro e rilasciando quietanze, licenze ed autorizzazioni che oggi, a parere del sindaco, non hanno valore? Le persone non pagavano a casa del dipendente, ma in Comune, dove veniva consegnata una quietanza e anche un atto di licenza con la convinzione che tutto fosse in regola». Così va il mondo, canta la rockstar di Zocca, Vasco Rossi: «e d’ altronde è questa qua /la realtà di questa vita / di questa bella civiltà»
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this