CASSAZIONE: PHISHING IN RETE, ASSOLTI DA RICICLAGGIO
PROCURE DEVONO PROCEDERE PER TRUFFA E FRODE INFORMATICA
Per la seconda sezione della Cassazione, fare transazioni in denaro, anche rubato, utilizzando il sistema del "phishing", non è reato di riciclaggio, occorrendo anche il dolo.
Per il Codacons si tratta dell’ennesima sconfitta nella già scarsa lotta al phishing. Ogni giorno milioni di utenti ricevono decine di e-mail contraffatte che mirano al furto d’identità, senza che nessuno riesca ad arrestare queste persone e ad assicurarle alla giustizia.
Per questo il Codacons, proprio nei giorni scorsi, aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano perché intervenisse in tal senso.
Si tratta, infatti, di un fenomeno criminale in crescita, che va distinto dal semplice spam che, per quanto fastidioso e dannoso per una azienda, ha solitamente solo natura commerciale e pubblicitaria.
Nel caso del phishing, invece, si tratta di una vera e propria frode finalizzata all’acquisizione, per scopi illegali, di dati riservati. Ma i processi fatti ed i truffatori assicurati alla giustizia sono pochissimi, rispetto ad un fenomeno ormai vastissimo.
Per questo l’associazione di consumatori invita le Procure della Repubblica a perseguire i responsabili di queste frodi informatiche sia per l’ipotesi delittuosa della truffa (art. 640 del codice penale) che per frode informatica (art. 640 ter).
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