29 Luglio 2020

Cassa integrazione: busta paga in fumo. Come evitare disastro?

La cassa integrazione è indubbiamente uno di sostegni più importanti messi in campo dal Governo in questi mesi per permettere ad aziende e lavoratori di affrontare l’ emergenza coronavirus scoppiata tra febbraio e marzo in Italia. Gli ultimi dati diffusi proprio in questi ore restituiscono però un quadro piuttosto allarmante con particolare riferimento al reddito dei lavoratori. Cassa integrazione: chiesta da oltre metà delle imprese a marzo-aprile In mattinata è stato diffuso lo studio “Le imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid nei mesi di marzo e aprile”, realizzato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’ Inps in collaborazione con la Banca d’ Italia. Dal documento emerge che a marzo e aprile, i due mesi più “caldi dell’ emergenza coronavirus, oltre la metà delle imprese in Italia ha fatto ricorso alla cassa integrazione che ha riguardato circa il 40% dei lavoratori dipendenti del settore privato. Cassa integrazione: dati Inps-Bankitalia sui risparmi delle imprese Per ogni impresa è stato calcolato un risparmio di 1.100 euro per ciascuna dipendente presente in azienda, mentre tra le imprese più piccole l’ importo risparmiato è stato ancora superiore. Nel bimestre di riferimento infatti è stato pari a 3.900 euro, grazie alla riduzione dell’ orario di lavoro. Sempre dai dati forniti dall’ Inps e da Bankitalia si apprende che “le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell’ assegno ordinario Covid, hanno risparmiato in media quasi 24.000 euro. Per le imprese della manifattura, che ricorrono prevalentemente alla CIG ordinaria Covid, il risparmio è stato di circa 21.000 euro”. Cassa integrazione: lavoratori hanno perso quasi 1/3 del redditp Passando dalle imprese ai lavoratori, ciascuno di loro in media ha subito una riduzione oraria di 156 ore, il 90% dell’ orario mensile di lavoro a tempo pieno, pari a 173 ore nei mesi di marzo e aprile. Questo si è tradotto in una decisa riduzione del reddito lordo mensile, visto che secondo le attuali stime la perdita è pari a quasi un terzo e precisamente al 27,3%. Unc, allarmanti i dati sul reddito. Come evitare disastro Proprio con riferimento a quest’ ultima indicazione, Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori, ha parlato di un “dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’ 1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione gia’ grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre”. In sostanza, ha proseguito Dona, le misure di sostegno adottate dal Governo hanno permesso di limitare in qualche modo la caduta dei redditi e del potere d’ acquisto delle famiglie, ma non a sufficienza. A detta del presidente dell’ UNC, “bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi, o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese”. Cassa integrazione: allarme Codacons su crollo reddito Non diverso l’ allarme lanciato dal Codacons che definisce preoccupante il crollo del reddito lordo mensile dei lavoratori nel settore privato nei mesi di marzo aprile, anticipando che lo stesso avrà ripercussioni negativa sull’ economia in termini di spesa e consumi. L’ associazione dei consumatori parla così di una situazione “delicatissima” che denuncia chiaramente l’ insufficienza delle misure adottate fino ad ora a supporto dell’ economia. Per evitare il peggio è necessario così mettere a punto degli interventi mirati per puntellare il potere d’ acquisto dei cittadini e riportarlo ai livelli pre-Covid. Fonte: News Trend Online © TraderLink News – Direttore Responsabile Marco Valeriani – Riproduzione vietata.
marco valeriani

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