19 Dicembre 2006

Caso Welby, in attesa della legge Ora sono i radicali ad attaccarsi alla spina

Caso Welby, in attesa della legge
Ora sono i radicali
ad attaccarsi alla spina

L?IMMAGINE del suo corpo martoriato che giace nel letto con i fili attaccati alla macchina che lo fa respirare è rimbalzata nei maxischermi delle piazze italiane. Un dolore straziante e privato violato e offerto a chiunque per una “nobile“ causa: sensibilizzare l?opionione pubblica e politica sulla necessità di staccare la spina di quella macchina che tiene in vita Piergiorgio Welby. I radicali italiani l?hanno strombazzato ai quattro venti: «Lui lo vuole, lui dice basta». E in un rigurgito di disubbidenza civile e politica sono andati per strada a spettacolarizzare la malattia, a reclamare la fine di quell?uomo in un paese “incivile“ che considera illegale l?eutanasia. Una scelta discutibile, qualcuno l?ha definita «una strumentalizzazione politica del dramma». Sembrava impellente staccare quella spina. Ma quando il Tribunale di Roma ha deciso che «non si poteva staccare» e che la questione doveva essere risolta in Parlamento con un nuovo ordinamento sull?accanimento terapeutico, sul libero arbitrio di chi chiede di morire, sul testamento biologico ecc. la morsa dei Radicali sembra essersi allentata. La legge si farà, ha promesso il ministro Turco. Però ci vuole tempo. Ma Welby sta male, peggiora giorno dopo giorno. Qualcuno come il dott. Casale, esperto in cure palliative, gli aveva suggerito una morte senza sofferenza «non eutanasia». E il malato ha rifiutato. Ora i Radicali vorrebbero quasi trattenerlo Welby nel suo letto di dolore. Abbarbicato al respiratore con lo sguardo fisso nel vuoto. Ancora un pò, almeno fino alla legge.

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