7 Settembre 2017

Caso Veneto. Sempre più caos vaccini

Ancora caos vaccini. Mentre in decine e decine attendono con numeretti alla mano il lasciapassare per le vaccinazioni nelle Asl, come a Roma, e a Palermo vanno in scena momenti di tensione nei centri di profilassi con finanche aggressioni a medici ed infermieri (e turni dalle 6.30 per vaccinare i piccoli), esplode il caso Veneto. Con un decreto, la Regione Veneto ha dato tempo fino al 2019 per la consegna dei documenti vaccinali per i bambini da 0 a 6 anni, in deroga alla norma che fissa invece limiti più stretti. «Non cerchiamo la rissa con il governo. La Regione Veneto ha fatto ricorso alla Corte costituzionale per difendere la sua legge sui vaccini: esiste da dieci anni, funziona. E, in attesa che la Corte ci dica se abbiamo ragione, siamo andati a leggere con attenzione la legge nazionale, e i miei dirigenti hanno visto che lì dentro è già scritto: una moratoria di due anni è possibile», ha spiegato il governatore Luca Zaia intervistato da Repubblica. «Nessun obbligo. Noi parliamo con le famiglie – ha rimarcato Zaia – le invitiamo a presentarsi e, grazie a un sistema informatizzato, conosciamo le vaccinazioni di tutti i bimbi veneti dal primo giorno di vita». Evidenzia, ancora, di non condividere la posizione dei No Vax Zaia, «c’ è da dire, però – aggiunge – che quel movimento contesta l’ impuri tà dei vaccini». Forza Italia non ci sta. I capigruppo azzurri di Camera e Senato, Paolo Romani e Renato Brunetta, lanciano un appello a Zaia. «Il Veneto si conformi alla legge fortemente migliorata grazie alla mediazione di Forza Italia. Ogni ulteriore rallentamento nella copertura vaccinale dei nostri bambini – sostengono i due – rappresenta un serio danno alle nostre comunità, soprattutto per quanto riguarda i soggetti più deboli». Il tutto mentre le ministre di Istruzione e Salute, Valeria fedeli e Beatrice Lorenzin, scrivono al governatore del Veneto chiedendogli di rivedere la sua posi zione, auspicando «l’ adozione di un provvedimento correttivo, anche a tutela dei cittadini della sua regione, e in particolare dei minori che non possono vaccinarsi per motivi di salute e dunque necessitano della protezione di gregge». Il provvedimento emanato in Regione sarebbe, insomma, «foriero di generale disparità di trattamento nell’ accesso ai servizi educativi dell’ infanzia a confronto con le scuole dell’ infanzia che si atterranno a quanto disposto dalla norma e dalle circolari ministeriali». «Se il governo ci dimostra che abbiamo sbagliato a leggere siamo pronti a cambiare», rintuzza Zaia. Ed è in circolazione l’ ipotesi concreta (che il governatore ha già definito «una minaccia alla migliore sanità d’ Italia») che il governo impugni il decreto della Regione Veneto. Un mandato formale non è ancora stato dato all’ Avvocatura dello Stato, ma informalmente è già stato avviato l’ esame del dossier per impugnare la norma davanti al Tar. Dalla parte di Zaia si schiera il leader della Lega Matteo Salvini: «Vaccinarsi deve essere una libera scelta, non un obbligo sovietico. Non vorrei che l’ Italia sia stata scelta da cavia delle case farmaceutiche. C’ è una sola regione con un’ anagrafe vaccinale certificata: il Veneto. E’ una battaglia di libertà e di cura fondata sulla cultura e la modernità». Ribadendo: «Ho due figli e vaccinati, ma sono per la libertà di scelta». Stessa linea del Codacons, che chiosa: «Siamo convinti che in una situazione di totale caos come quella che si sta registrando in Italia a causa del decreto Lorenzin, le regioni abbiano il diritto di decidere in piena autonomia deroghe alla legge nazionale, nell’ interesse delle famiglie e delle facoltà riconosciute dalla Costituzione. Per questo, se il governo dovesse avviare un ricorso al Tar contro la Regione Veneto, il Codacons interverrà nel giudizio a sostegno dell’ amministrazione regionale chiedendo di rigettare le richieste dell’ esecutivo». ©riproduzione riservata.
valentina conti

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