Caso Stent, documenti negati il Codacons pronto alla diffida
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fonte:
- La Sicilia
Il «documento di trasporto» che contiene tutte le informazioni relative agli stent utilizzati per interventi chirurgici non è stato rilasciato dall’ azienda sanitaria. A denunciarlo è un paziente, operato qulche anno fa a Cardiologia, che si è rivolto al Codacons per ottenere quanto richiesto. L’ associazione consumatori ha annunciato che provvederà ufficialmente a diffidare il Cannizzaro e a valutare se denunciare l’ ospedale per violazione del diritto alla trasparenza e di accesso agli atti. La vicenda è sempre quella delle protesi cardiache che a cavallo tra il 2011 e la fine del 2012 sono state installate nel corpo di alcuni pazienti pur essendo già scadute. Il paziente che si è visto negare il documento che dovrebbe attestare l’ idoneità degli stent ha consegnato al Codacons la lettera che gli è stata recapitata dalla direzione sanitaria del Cannizzaro. Nella nota l’ Ospedale spiega d’ aver richiesto al «Servizio legale e contenzioso dell’ azienda parere in relazione all’ istanza di accesso a documenti non prodotti da questa azienda ospedaliera». E prosegue: «E’ stato accertato che il Ddt (Documento di trasporto), in quanto non documento prodotto dall’ azienda non può essere fatto oggetto di richiesta alla stessa». E più avanti si legge: «nella cartella clinica non va allegato il Ddt degli stent, pertanto nessuna contestazione può essere avanzata per l’ assenza dello stesso». Il Codacons invece ritiene il contrario, e cioè che ogni pazienti ove ne faccia richiesta, deve ottenere la documentazione attestante le protesi che gli sono state inserite nel corpo, «per capire se queste hanno i requisiti di idoneità o no». Intanto, mentre la vicenda rischia di aprire un contenzioso in sede civile, sul fronte penale si attende ancora che il Pm chiuda le indagini e invii il fasciolo al Gip. Come già scritto meno di un mese fa, il magistrato aspetta (si vocifera a giorni) la consegna dei risultati di una consulenza super partes disposta per appurare se alcuni interventi chirurgici per l’ inserimemento di stent, effettuati alla Cardiologia del Cannizzaro tra il 2011 e la fine del 2012, erano strettamente necessari oppure potevano essere evitati. Sulla base di questa relazione il magistrato procederà a fare le sue considerazioni che potrebbero portare o a una archiviazione oppure a una richiesta di rinvio a giudizio per i soggetti sotto indagine. Il filone di inchiesta sugli stent scaduti venne aperto due anni fa a seguito di un esposto presentato dall’ allora commissario regionale al Cannizzaro, Paolo Cantaro che, una volta insediatosi ed esaminate le carte, prese provvedimenti anche per porre fine a una guerra strisciante scoppiata tra due medici dello stesso reparto, alimentata anche da alcune lettere che contengono racconti di una certa gravità, se risulteranno veri. Cantaro nel marzo 2013 denunciò tutto alla magistratura e segnalò il caso all’ assessorato regionale alla Salute, provvedendo, al contempo, ad avviare un provvedimento disciplinare interno. Sembra che la direzione del Cannizzaro, oltre agli stent scaduti, appurò anche disfunzioni nell’ approvvigionamento di prodotti sanitari e dispositivi medici, con acquisti di materiale in misura non coerente con i volumi di attività del reparto. Dopo la denuncia del commissario, nel 2014 venne presentata in Procura quella del Coda cons che in questi anni ha raccolto numerose testimonianze di pazienti e parenti che raccontano le presunte anomalie riscontrate nel reparto, e la quasi matematica certezza che in alcuni casi vennero installati nelle arterie dei pazienti stent scaduti da qualche mese. I casi sospetti sarebbero almeno sei. Le cartelle cliniche di questi pazienti sono state sequestrate. Nelle ultime settimane il nuovo direttore generale del Cannizzaro, Angelo Pellicanò, ha attuato nuove disposizioni per «far recuperare la fiducia complessiva a un reparto che è sano».
giuseppe bonaccorsi
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