13 Giugno 2015

Caso Saipem, per il Pm negli atti dell’ inchiesta le prove della corruzione

Caso Saipem, per il Pm negli atti dell’ inchiesta le prove della corruzione

Roma Non c’ è stato ieri il previsto interrogatorio, slittato alla prossima udienza, fissata per il 10 luglio, dell’ ex numero uno di Eni Paolo Scaroni, tra gli imputati a Milano per la presunta maxi tangente da circa 198 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Saipem all’ allora ministro dell’ Energia algerino e al suo entourage per ottenere 7 grandi appalti petroliferi. E ieri mattina, il gup Alessandra Clemente, davanti alla quale si sta celebrando l’ udienza preliminare a carico di nove persone, tra cui Eni e Saipem in qualità di enti, ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Codacons e da un associazione che si è presentata in aula per tutelare gli interessi di cittadini algerini. L’ unica parte civile ammessa è stata l’ Agenzia delle Entrate. Oltre a Paolo Scaroni, ex ad di Eni, figurano nell’ udienza preliminare l’ ex direttore operativo di Saipem, Pietro Varone, l’ ex presidente di Saipem Algeria, Tullio Orsi, l’ ex direttore finanziario prima di Saipem poi di Eni, Alessandro Bernini, l’ ex presidente e ad di Saipem, Pietro Tali, l’ ex responsabile di Eni per il nord Africa, Antonio Vella, Farid Noureddine Bedjaoui, fiduciario dell’ allora ministro dell’ Energia dell’ Algeria e infine Samyr Ouraied, uomo di fiducia di Bedjaoui. Il reato ipotizzato è concorso in corruzione internazionale e a Scaroni, Varone, Bernini, Tali Bedjaoui e Ouraied viene contestata anche la dichiarazione fraudolenta dei redditi. Da ricordare che la difesa di Tullio Orsi punta al patteggiamento, dopo aver trovato un accordo con la procura di Milano per una pena a due anni e dieci mesi e la confisca di 1,3 milioni di franchi. Oltre alle persone fisiche sono indagate, come detto, anche le società Eni e Saipem per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Ieri il pm De Pasquale, nel corso dell’ udienza preliminare (che, di regola, si svolge a porte chiuse), avrebbe citato alcune email e intercettazioni telefoniche realizzare nel corso dell’ indagine. Tra queste anche una conversazione tra l’ allora ad di Eni, Paolo Scaroni, e Corrado Passera, che, nel febbraio 2013, era ministro dello Sviluppo economico. Quando emerse il coinvolgimento di Scaroni nell’ indagine, Passera chiese spiegazioni al manager e Scaroni, secondo la procura di Milano, forse involontariamente avrebbe ammesso il versamento di mazzette in Algeria. Tra gli altri atti depositati, in particolare sarebbe stato poi dato conto di quanto detto dalla moglie di uno degli ex manager Saipem coinvolti, che si sarebbe lamentata del comportamento della controllante Eni, che avrebbe scaricato la responsabilità di tutto su Saipem, pur sapendo tutto sull’ Algeria. Il pm De Pasquale, durante il suo intervento, avrebbe fatto anche una paragone tra la Venere di Milo e la Nike di Samotracia e il quadro emerso dalle indagini. Come le due sculture greche che pur prive di braccia e una anche di testa inequivocabilmente rappresentano due donne, così si capisce che dietro il costrutto probatorio, pur incompleto a causa delle rogatorie, ci sarebbe un fatto corruttivo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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