21 Aprile 2017

Caso Mps, il gip dispone l’imputazione coatta per Profumo e Viola

Caso Mps, il gip dispone l’imputazione coatta per Profumo e Viola
Salta l’archiviazione, per i vertici dell’istituto verrà formulata la richiesta di rinvio a giudizio

Ci sarebbero elementi sufficienti e idonei a sostenere l’accusa in giudizio nel filone di indagine su alcune operazioni finanziarie irregolari di Mps, in cui erano finiti indagati i l’ex ad Fabrizio Viola (ora a capo di Banco popolare di Vicenza) e l’ex presidente della banca Alessandro Profumo. Ne è convinto il gip di Milano Livio Cristofano, che nell’atteso provvedimento depositato questa mattina, ha respinto la richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Milano lo scorso settembre.  

Un’istanza ribadita in udienza davanti al gip lo scorso 15 marzo dai pm Civardi e Baggio, che alcuni mesi prima avevano ricevuto dai colleghi senesi gli atti di questa tranche dell’inchiesta su una presunta non corretta contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria, operazioni strutturate la prima con Deutsche Bank e la seconda con Nomura. Le posizioni di altre sette persone, tra cui anche gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, sono state invece archiviate. Non è escluso che la procura generale di Milano, che nei mesi scorsi ha disposto approfondimenti investigativi, possa a questo punto intervenire ed eventualmente avocare il fascicolo sulla responsabilità amministrativa di Mps, indagata e già archiviata dalla stessa procura.  

In udienza nel marzo scorso, all’istanza dei pm, ma solo per Viola e Profumo, si erano opposti il Codacons e dei piccoli azionisti come l’ingegner Giuseppe Bivona. In quella occasione, i legali dei due banchieri, il Prof. Francesco Mucciarelli e l’avvocato Adriano Raffaelli, hanno sostenuto la correttezza dell’operato dei loro assistiti. 

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