19 Luglio 2013

Caso kazaco, chi lo prende sul serio rischia il ridicolo

Caso kazaco, chi lo prende sul serio rischia il ridicolo

 

di RICCARDO RUGGERI Sono giunto a questa conclusione: il caso kazaco è talmente ridicolo che chi lo prende sul serio rischia di apparire politicamente ridicolo. Personaggi e interpreti, come si diceva un tempo. Il Kazakistan, secondo alcuni spezzoni del PD, è uno stato canaglia, però si sono dimenticati che erano stati i loro Ciampi e Prodi a sdoganarlo, farne uno dei nostri fornitori strategici di gas e di petrolio, con centinaia di nostre aziende, Eni in testa, ivi operanti con successo, dando lavoro e reddito all’ Italia. I paesi europei che ci criticano, in nome della sorte di una donna e di una bambina (le parole del sostituto di Boldrini al Commissariato per i Rifugiati sono da leggere), vogliono semplicemente scalzarci, rubandoci quote di mercato, come hanno fatto in Libia i francesi. Altro che diritti civili. Il suo Presidente Nazarbayev che ora i benpensanti definiscono un satrapo, curiosamente però lo stesso ricevuto da Obama e da Cameron, Hollande è di casa, secondo Der Spiegel, Blair, Schroeder, Prodi (ohibò, la sinistra europea al completo) sono suoi consulenti lautamente retribuiti. Ablyazov, marito della Shalabayeva e padre della bambina è stato il suo vice per anni, ora è ricercato da Interpol in 170 Paesi, con ben tre mandati di cattura per aver sottratto 5 mld di euro dalla banca che presiedeva. Lui afferma di avere lo status di rifugiato politico in UK; dopo oltre un mese le autorità inglesi non hanno risposto né sì, né no alla richiesta italiana di dire se è vero, però gli hanno bloccato un paio di miliardi di sterline e lo stanno ricercando. Curioso no? La moglie afferma di essere venuta in Italia dietro pressioni dei servizi inglesi perché, testuale, “non possiamo garantire la sua incolumità sul suolo britannico”. Affermazioni talmente ridicole che si commentano da sole. Nel frattempo, lei è entrata in Italia illegalmente, quando l’ hanno fermata ha presentato un passaporto falso (per dirne una, address scritto con una “s” sola) della Repubblica Centro Africana, non ha chiesto asilo politico, né l’ hanno fatto i suoi legali. La procedura di espulsione, con intervento di polizia, magistrati, ministeri di Interno, Esteri, Giustizia, è stata ineccepibile, ma incredibilmente veloce (il che può dare adito a sospetti). Il problema era noto fin dal 30 maggio, ne avevano parlato in quei giorni Ansa, Libero, Oggi, c’ era stata un’ interpellanza in Parlamento di Sel, poi il fuoco si spense, e per cinque settimane tutti hanno fatto lo gnorri. Poi l’ esplosione, però solo quando spezzoni del PD vengono assaliti dalla fregola di far saltare Letta, usando Alfano come grimaldello. Inseguiti da petulanti intervistatrici, che nulla sanno della vicenda, con domande del tipo “Quando si dimette? “, Alfano sembra un pulcino bagnato, Bonino assume l’ andatura di Cuccia, anzi sembra proprio il Cuccia seguito da “Striscia”, Letta pare seccato di doversi occupare di banalità, l’ unica serena è Cancellieri, che nella vita ne ha viste ben altre. In questa vicenda non c’ è ritmo, non c’ è patos, i dialoghi sono da film di serie C, mancano donne fatali, maschi alfa, nessuno che beva uno straccio di Martini mescolato, i poliziotti sono curiosamente vestiti stile Navy Seal, ma si parlano e si muovono come vigili urbani, non ci sono aggeggi tecnologici alla Bond, l’ aereo che le porta via è a elica, insomma una storia ridicola. Lo certificazione finale lo dà l’ esposto del Codacons. Se posso dare un consiglio: politici e stampa, fate pace, dedicate una sera a vedervi insieme il mitico film “Borat, studio culturale sull’ America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan”. Vi chiarirete le idee. Poi, smettetela di fare Borat, occupatevi dei problemi del paese, avete notato che paghiamo tasse folli eppure il debito pubblico cresce a ritmi assurdi? Vi dice qualcosa? editore@grantorinolibri. it @editoreruggeri.

 

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