1 Aprile 2012

“Caso embrioni, chi ha sbagliato paghi”

“Caso embrioni, chi ha sbagliato paghi”

Bisognava pensarci prima: prima che il serbatoio in cui i 94 embrioni e altro materiale biologico, conservati a circa 200 gradi sotto zero, si scaldasse e poi si svuotasse come un lavandino con dentro l´acqua sporca. Bisognava pensare prima a verificare che i parametri di conservazione nel centro di procreazione assistita dell´ospedale San Filippo Neri fossero osservati con tutta la prudenza e l´accuratezza necessarie. Unanime il senso delle reazioni all´incidente in cui si sono persi i 94 embrioni. A chiedere che venga fatta chiarezza è per primo il direttore generale dell´ospedale, Domenico Alessio, che ha inviato un esposto in procura sollecitando l´apertura di un´inchiesta per ricostruire cos´è accaduto veramente martedì scorso». Fa discutere anche la decisione della governatrice Polverini di inviare gli ispettori: «Oggi i controlli serviranno a poco, se non a verificare cosa è accaduto. I veri controlli andavano fatti prima, come chiesto in una interrogazione che abbiamo presentato nel novembre 2010. Dopo quanto è accaduto, il risarcimento alle coppie sarà importante e graverà sulla già pesante situazione economica della Sanità del Lazio», ricorda il radicale Rocco Berardo, consigliere regionale e membro della commissione Sanità. Pesanti, nei confronti della Polverini anche le parole di Filomena Gallo, dell´associazione Luca Coscioni: «La responsabilità è dei mancati controlli da parte della Regione Lazio». E infatti aveva già sollecitato i controlli sull´attività dei centri: il Tribunale del malato ricorda che nel 2011 sono raddoppiate le segnalazioni sulla disattenzione per la manutenzione da parte del personale sanitario e non all´interno delle aziende ospedaliere romane (dal 5,8 al 12,9%). Dice Giuseppe Scaramuzza, segretario del Tdm del Lazio: «Sul caso del San Filippo, lunedì presentiamo una denuncia: abbiamo apprezzato che sia stata un´azienda ospedaliera a denunciare il fatto e a chiedere i danni alla ditta responsabile. Ci costituiremo parte civile, e siamo a disposizione per dare assistenza alle famiglie». D´altra parte, il ginecologo Claudio Giorlandino, a nome della Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno-fetale dichiara: «Per le coppie che in questo incidente hanno perso i propri embrioni, per quelle donne e per quegli uomini che hanno deciso, per gravissimi motivi di salute, di crioconservare ovuli e liquido seminale è un dolore grandissimo. Come un lutto. Se non si hanno fondi per garantire il livello adeguato a questo tipo di strutture è meglio non aprirle e destinare i fondi al pronto soccorso. Sono vite perse, un lutto per il paese». Stesso tenore di considerazioni da parte del professor Severino Antinori, presidente dell´associazione di Medicina della Riproduzione: «Da molto tempo abbiamo chiesto la chiusura di questo centro e di altri nel Lazio che non sono in regola con la normativa della legge 40 o per lo meno non sono adeguate alle esigenze di queste metodiche di fecondazione». Estrema la posizione del Movimento per la Vita: «Si trattava di 94 vite umane: è come se in un asilo fossero morti altrettanti bambini», dichiara Olimpia Tarzia, contraria da sempre ad ogni forma di fecondazione assistita. Per le coppie che hanno subito il danno il Codacons offre l´assistenza legale per il risarcimento. «Ma a carico di chi sarà il risarcimento? – chiede Antonio Palagiano (Idv) – Questo caso porta alla luce un altro problema: quello sulle assicurazioni dei centri di procreazione che nessuna compagnia vuole stipulare».
giulia cerasi
 

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