Caso Bussi, primo atto dopo 43 udienze
-
fonte:
- Il Tempo
Caso Bussi, primo atto dopo 43 udienze
M PESCARA Ben quarantatré udienze preliminari, tre rinvii in Corte d’ Assise e ieri, finalmente, la prima udienza nel Tribunale di Chieti dove, a quasi cinque anni dalla scoperta, è iniziato il processo peri 19 imputati coinvolti nella vicenda su quella che è stato definita «una delle più grandi discariche nascoste di sostanze tossiche e pericolose mai trovate in Italia e addirittura in Europa»: quella di Bussi sul Tirino. Un’ udienza fiume quella per cui gli ex vertici e amministratori della Montedison sono chiamati a rispondere di danno ambientale e avvelenamento della acque per aver, secondo l’ accusa sostenuta dai pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, riversato 500 mila tonnellate di sostanze tossiche nel sito ancora oggi inattesa di essere bonificato. Tutti gli imputati hanno chiesto di essere giudicati per rito abbreviato e su questo il giudice Geremia Spiniello deciderà venerdì 7 febbraio, mentre è di ieri la decisione sull’ ammissibilità delle parti civili nel procedimento. Tra conferme ed esclusioni la novità è nell’ inclusione da parte della Corte d’ Assise dei Comuni di Popoli, Chieti, Alanno e Spoltore che si vanno ad aggiungere a quello di Pescara, Bussi sul Tirino, Castiglione e Torre de’ Passeri. Una decisione, quella di Spiniello, che fa comprendere l’ importanza di una vicenda tale da meritare il coinvolgimento, così come scritto nel dispositivo, anche di quei Comuni non direttamente coinvolti nella vicenda. Confermata, invece, l’ esclusione dell’ Arta e la Cgil, così come quella del Codacons e altre associazioni ambientaliste. Restano a pieno titolo nel processo in qualità di parti civili invece il Wwf, Legambiente, Marevivo, Codici, Italia Nostra, Ecoistituto Abruzzo e Miladonnambiente. Per ben otto ore, dalle 9 fino alle 17, gli avvocati dei 19 imputati e quelli delle parti civili hanno preso la parola ieri e tutti hanno espresso il loro favore nei confronti dei giudici che hanno promesso tempi rapidi per la conclusione del processo. Una celerità in realtà necessaria dato che tra meno di un anno il reato di danno ambientale cadrà in prescrizione con quello di avvelenamento che, almeno, non la prevede prima del decorso di trent’ anni. Una vicenda, quella di Bussi, che fece da subito gridare allo scandalo per quell’ abitudine, sostiene l’ accusa, di smaltire illegalmente rifiuti estremamente pericolosi a soli 20 metri dalla sponda destra del fiume. «Siamo pienamente soddisfatti – ha dichiarato l’ avvocato Tommaso Navarra, in aula per conto delWwf – per il riconoscimento anche formale che la Corte ci ha confermato.Auspichiamo – ha aggiunto in una nota il presidente abruzzese dell’ associazione Luciano Di Tizio – che la giustizia faccia rapidamente il suo corso, grazie ai ritmi cadenzati che il presidente Spiniello ha imposto al processo, ma ribadiamo che, al di là dell’ esito della vicenda giudiziaria, è fondamentale per gli abruzzesi che si arrivi anche alla bonifica dei siti inquinati». Il presidente regionale dell’ Associazione Codici Abruzzo ha plaudito all’ ammissione come parte civile: «è sicuramente un grande risultato raggiunto a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti che ci consente di promuovere anche e soprattutto nelle sedi giudiziarie la tutela dei diritti dei cittadini, ora auspichiamo che si giungapresto allabonifica dei luoghi contaminati per la salvaguardia della salute dei cittadini. Peraltro Codici, oltre ad avere un diffuso radicamento regionale, anche con sedi nei Comuni direttamente interessati dai fatti, ha svolto attività di sensibilizzazione presso entipreposti proprio con riferimento al sito di Bussi».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Tags: acque, Montedison, Tribunale di Chieti
