15 Ottobre 2021

Caso Bio on, salgono a mille le parti civili

Erano già oltre 800, ieri sono salite a più di 1.000 le richieste di costituzione di parte civile nell’udienza preliminare del processo nei confronti degli ex vertici della società di bioplastiche

Bio on di Castel San Pietro Terme, poi fallita. Nuove richieste presentate nell’aula bunker del carcere della Dozza davanti al gup Domenico Panza, che ha aggiornato l’udienza al 6 dicembre e ha fatto sapere che d’ora in avanti valuterà nuove costituzioni di parte civile solo se chi presenterà la richiesta dimostrerà di non averlo potuto fare prima. Nel corso della mattinata, il procuratore aggiunto Francesco Caleca e il pubblico ministero Michele Martorelli hanno prodotto decine di nuovi atti, tra sit dei curatori fallimentari e documentazione relativa a relazioni della Consob.

Tra chi ha chiesto di costituirsi, ci sono numerosi piccoli risparmiatori vittime del fallimento dell’azienda, ma anche nomi notissimi che hanno perso con azioni, investimenti, partnership: come l’ex rettore dell’Università di Bologna e presidente di Genus Bononiae, Fabio Roversi Monaco, la società Ima di Alberto Vacchi e l’ex presidente de La Perla, Alberto Masotti. Tra gli investitori traditi ci sono anche Gianandrea Rocco Di Torrepadula, del Cda di Genus Bononiae, la conduttrice Roberta Capua, fino a Roberto Alutto, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime del Salvemini. Tra le associazioni figurano Adusbef e Codacons, poi Banca Finnat e Zeropack, società che ha sviluppato il progetto delle bioplastiche, di cui Bio on detiene il 50%, poi Inarcassa.

Alla sbarra – dieci gli imputati – amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore, accusati a vario titolo di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali, tra i quali Marco Astorri, fondatore ed ex presidente del cda, difeso dal professor Tommaso Guerini, poi Guido Cicognani, ex socio e vice presidente e Gianfranco Capodaglio, ex presidente del collegio sindacale. L’inchiesta venne alla luce nell’ottobre del 2019, quando scattarono alcune misure cautelari e sequestri a seguito degli accertamenti della Guardia di finanza sulla società, che nei mesi precedenti era stata accusata dal fondo americano Quintessential di essere “una nuova Parmalat” e un “castello di carte” destinato “al collasso totale”, crollata in Borsa con 1,3 miliardi bruciati in poche sedute.

Nicola Bianchi

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