9 Dicembre 2021

Case, la Ue studia la stretta: stop alle vendite se non sono efficienti sull’energia

MILANO – Le indiscrezioni di stampa fanno saltare sulla sedia il mondo dell’edilizia e le associazioni dei consumatori: secondo quanto riportato a livello nazionale e internazionale, la Commissione europea starebbe studiando un pacchetto di norme da includere nella nuova direttiva sull’efficienza energetica e tra i vari punti ci sarebbe l’obbligo di rinnovo energetico prima della vendita per edifici e abitazioni.

La nuova direttiva è attesa per il 14 dicembre e la portata del rinnovo della classe energetica – affermano fonti a Bruxelles confermando quanto riportato oggi da Il Messaggero – dovrà essere proporzionata allo stato di partenza dell’immobile, dovrà cioè essere fattibile rispetto alla categoria energetica di partenza. Saranno esclusi gli edifici storici.

Il pacchetto di interventi servirà per raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Gli edifici, ricordava la Reuters, producono più di un terzo delle emissioni di CO2 dell’Ue e rappresentano il 40% del consumo energetico. L’intervento dell’esecutivo comunitario stabilirà effettivamente uno standard minimo di prestazione energetica per gli edifici in tutta l’Ue, richiedendo ai Ventisette di rinnovare milioni di case, uffici ed edifici commerciali. Il numero di edifici interessati varierà da Paese a Paese: in Italia, circa un terzo degli edifici residenziali ha il livello G, contro solo il 4% dei Paesi Bassi. La proposta è ancora in discussione e potrebbe cambiare prima di essere pubblicata la prossima settimana. Per l’entrata in vigore servirà l’approvazione degli Stati dell’Ue e del Parlamento europeo.

Nel frattempo, però, basta l’indiscrezione per far scattare le reazioni. “L’obbligo di rinnovo energetico prima della vendita per edifici e abitazioni è una idea ridicola che non potrebbe essere applicata in Italia”, dice il Codacons bocciando la proposta. “Non esiste alcun nesso tra il diritto di vendita di una proprietà privata e l’obbligo di efficientamento energetico che l’Ue vorrebbe mettere in capo ai proprietari di case – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un simile provvedimento, infatti, creerebbe un evidente squilibrio a danno di chi possiede una abitazione, porterebbe ad un rialzo ingiustificato dei prezzi delle case e bloccherebbe quasi del tutto il mercato immobiliare. Senza contare che una misura così ridicola e palesemente ingiusta verrebbe immediatamente bloccata dalla Corte Costituzionale e non potrebbe quindi essere attuata nel nostro paese”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Unione nazionale consumatori: “Sia chiaro fin da ora che faremo le barricate contro qualunque norma che impedisca la libera vendita di una casa solo perché ha una bassa classe energetica”, afferma il presidente Massimiliano Dona. “Si tratterebbe di fatto di un esproprio che impedirebbe la vendita di un edificio, visto che non tutti possono permettersi di ristrutturare un appartamento, magari ereditato, prima di poterlo vendere” prosegue Dona. Sarebbe una violazione del diritto di proprietà privata fissato dall’articolo 42 della Costituzione” conclude Dona.

Anche la Confedilizia tuona contro la proposta di legare la vendita e l’affitto degli immobili a determinati standard energetici, “una misura che lederebbe i diritti dei proprietari”. Per il presidente Giorgio Spaziani Testa “la Commissione Ue ha chiesto all’Italia di aumentare le tasse sugli immobili, attraverso il catasto”. “Contro il primo pericolo, che porterebbe ad impedire l’esercizio dei più elementari diritti di un proprietario, Confedilizia si sta battendo in sede europea, attraverso l’Unione internazionale della proprietà immobiliare (Uipi), nella quale rappresentiamo l’Italia”, si legge nella nota. “Per scongiurare il secondo, ora deve pronunciarsi il Parlamento. Proprio oggi la Commissione Finanze della Camera inizia a parlare dell’articolo 6 della delega fiscale, quello contenente la revisione del catasto. L’unica strada è lo stralcio. Chi non lo chiederà, andrà annoverato tra i fautori di un ulteriore aumento delle tasse sugli immobili, prime case incluse”.

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