Case gratis ai capi Ater
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fonte:
- il Tirreno
PISA. Villette gratis per due funzionari dell`ex Ater che una casa, fra l`altro, ce l`avevano già. Come? Risparmiando sui materiali per alcune palazzine popolari. Ma il giochetto, finito alle orecchie della procura, è costato il carcere a due costruttori napoletani e a due dipendenti dell`ente, che oggi si chiama Apes e che una volta era comunemente noto come Istituto autonomo case popolari. Le manette sono scattate domenica mattina: così a San Giuliano sono stati arrestati l`ex direttore dell`ex agenzia per l`edilizia residenziale, Giovanni Martinengo, e Stefano Abati, dipendente che nella vicenda ha svolto anche il ruolo di direttore dei lavori. I costruttori finiti in carcere sono i fratelli Alessandro e Stefano Del Prete, titolari dell`impresa edile Sirio di Francolise, provincia di Caserta. Sono tutti accusati di abuso d`ufficio aggravato, corruzione e turbativa d`asta. La vicenda prende avvio nel 2001, quando si decide di costruire in via delle Genziane, a Mezzana, frazione del Comune di S. Giuliano Terme, tre palazzine per un totale di circa centocinquanta appartamenti e dodici villette. I lavori si chiudono nell`estate 2002, ma mentre per due palazzine tutto sarebbe filato quasi liscio, in una sarebbero esplosi subito i problemi con crepe nei muri e infiltrazioni d`acqua. Protestò il sindacato consumatori Codacons, intervenne l`amministrazione comunale che si rivolse all`Ater, che volta si rivolse alla ditta costruttrice, mentre sia l`Asl che i vigili del fuoco avevano attestato i gravi problemi delle costruzioni, per quanto così nuove. Sul caso indaga la procura della Repubblica alla fine del 2004: l`inchiesta è portata avanti dai carabinieri di Pisa. Si indaga così sull`intervento di edilizia residenziale convenzionata in via delle Genziane, nell`ambito del Peep, Piano di edilizia economica e popolare. Il Comune di S. Giuliano stipulò con l`Ater una convenzione di cessione dell`area: gli alloggi, le villette in particolare, erano destinati a dipendenti Ater. Nell`individuazione degli assegnatari e nel conferimento dell`appalto assunsero un ruolo determinante proprio i due funzionari finiti sotto inchiesta e arrestati, il direttore Martinengo e Abati: presentarono domanda per l`assegnazione di due alloggi, e nonostante l`evidente conflitto di interessi, non si astennero dalla commissione per l`affidamento dell`appalto, e uno dei due, Abati, svolse la funzione di direttore dei lavori. Poi, invece dell`appalto pubblico, si fece una trattativa privata che favorì l`impresa salernitana, la quale, per un passato societario incerto, offriva ben poche garanzie. Per avere assegnati gli alloggi, inoltre, bisognava avere requisiti che i due funzionari non avevano, e cioè: reddito basso e nessuna proprietà, mentre loro avevano acquisito già alloggi dell`ente.
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