20 Aprile 2020

Case di riposo tra paura e ispezioni dei Nas

i sindaci fanno blocco e chiedono tamponi mentre la procura di ivrea non fa sconti: «chiarezza su tutti i decessi»
IVREA Le case di riposo continuano a essere sorvegliate speciali. E su un punto, venerdì, al termine della videoconferenza con il prefetto Claudio Palomba, l’ Asl, i direttori delle strutture, i sindacati e i sindaci, sono tutti d’ accordo: accelerare l’ esecuzione dei tamponi nelle strutture, a cominciare da quelle che hanno casi sospetti e non possono più aspettare. L’ Asl/To4 ha 3.449 posti letto nelle Rsa. Considerato il personale di assistenza e infermieristico si arriva a poco meno di 5mila persone. Per avere un quadro abbastanza chiaro della situazione servirebbero un paio di settimane. LE INCHIESTEAlcune Rsa, inoltre, sono nell’ orbita della magistratura. I carabinieri del Nas, Nuclei antisofisticazioni e sanità, in questi giorni stanno acquisendo informazioni e materiale. Sono almeno dieci le inchieste aperte in Piemonte sui decessi avvenuti nelle case di riposo e anche la Procura di Ivrea vuole andare a fondo per le morti sospetti nelle residenze dove a far scattare le indagini sono state le denunce del Codacons e di alcuni parenti delle vittime. Il Codacons ha una posizione netta e chiede di indagare per «epidemia e omicidio plurimo doloso» e «l’ arresto dei responsabili delle residenze di Piovano Rusca di Nole Canavese, Sereni Orizzonti di San Mauro, Villa Lina a Corio Canavese, Residence del Frate a Bairo, Arnaud a Volpiano, Annunziata a Marcorengo di Brusasco, Beata Vergine della Consolata Fatebenefratelli a San Maurizio Canavese, San Giovanni Battista a Bosconero «a causa dell’ incapacità nella gestione dell’ emergenza». Oltre alle Rsa indicate dal Codacons, almeno altre tre sarebbero sotto la lente della Procura.I tamponiTra chi aspetta i tamponi c’ è la Rsa Castello di Valperga, gestita da Anteo (gruppo da 1.700 dipendenti). Qui i casi di Covid 19 accertati sono 4 (tutti portati all’ ospedale di Cuorgnè), non vi sono stati decessi ma sedici ospiti sono stati isolati perché con sintomi preoccupanti. La direttrice, Francesca Hangler, ha deciso di rimanere in quarantena con loro. Il quadro sulla situazione sul territorio non è chiarissimo. Il tasso di assenza medio dei lavoratori, nelle strutture, è piuttosto alto tra congedi straordinari e malattie costringendo molte volte il personale a lavorare su più strutture. Al Saudino di Ivrea, da fonti sindacali risulta una operatrice positiva al Coronavirus e anche una alla Casa protetta di Mazzè. Per contenere il virus, il sindaco di Bairo, Claudio Succio, ha proposto al prefetto che anche al Residence del Frate si possa replicare l’ esperienza di quarantena volontaria di Villa Sant’ Anna, ma è un progetto complicato da mettere in piedi. «Il tema dei tamponi è prioritario e occorre fare chiarezza – sottolinea Luca Cortese, segretario Uil – per mettere in sicurezza sia i pazienti delle strutture che i lavoratori». Angelo Alice, Funzione pubblica Cgil, parla dei dispositivi di protezione individuale: «Ne servono tanti e certificati. Da quanto ci risulta non in tutte le strutture si utilizzano quelli idonei».I NUMERi non chiari «Sulle tabelle della Regione risultano dati doppi – spiega Paola Forneris, sindaca di Bosconero – nominativi di persone non residenti, alcuni mai sottoposti al tampone. L’ insieme delle anomalie descrive la situazione nella quale i sindaci si trovano a dover decifrare le informazioni da comunicare alla cittadinanza». –R.C., M.G.

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