23 Aprile 2020

Case di riposo, boom di esposti in procura

In Procura a Brescia arrivano altre denunce. L’ inchiesta sulle morti nelle case di riposo acquisisce nuovi spunti di indagine attraverso gli esposti presentati soprattutto dai parenti. I familiari delle persone che non hanno sconfitto il coronavirus vogliono sapere la verità sulla morte dei loro cari, capire se qualcuno ha sbagliato e se l’ epidemia poteva essere contenuta. Al lavoro negli uffici di via Lattanzio Gambara c’ è il pool guidato dal procuratore aggiunto, Carlo Nocerino, che insieme ai pm Corinna Carrara, Cati Bressanelli e Federica Ceschi, cerca di capire quali siano i motivi dell’ elevato numero di decessi tra gli ospiti delle rsa bresciane. In tutto circa 500 gli anziani morti in questo periodo di pandemia. Non tutti, formalmente, contagiati da coronavirus. Ufficialmente solo 168 quelli morti dopo aver contratto il virus. Molti, la maggior parte, stroncati da sintomi assimilabili a quelli dell’ infezione da Covid 19, febbre alta e difficoltà respiratorie. I fascicoli sono aperti per omicidio colposo plurimo e per epidemia colposa, ma nessuno, al momento, è iscritto nel registro degli indagati. Si cerca di capire se e a quali livelli all’ interno delle rsa ci siano state negligenze nella gestione dell’ emergenza sanitaria durante la quale il contagio non ha risparmiato gli operatori delle case di riposo. Uno dei punti da chiarire è senza dubbio quello relativo alla mancata somministrazione dei tamponi orofaringei per verificare le condizioni di salute degli ospiti, ma anche del personale ritrovatosi in prima linea senza un adeguato equipaggiamento di protezione (motivo di vibrate proteste da più parti nei giorni più caldi dell’ emergenza). Uno degli esposti presentati dal Codacons riguarda, invece, la mancata istituzione della zona rossa ad Orzinuovi, tra i territori di maggior contagio, a ridosso del focolaio lodigiano. Nella valutazione delle denunce la Procura vaglia la documentazione acquisita dal Nas dei Carabinieri (il nucleo antisofisticazioni). Cartelle cliniche e relazioni sull’ adozione dei protocolli di sicurezza sono state raccolte nel corso delle perquisizioni, un centinaio circa, condotte all’ interno delle strutture, dove non sono state riscontrate situazioni di degrado.
l. g.

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