11 Luglio 2002

Casa, 500 mila mutui da rinegoziare

Per ogni famiglia significa risparmiare tra i 5 e i 20 mila euro.
Meno spese per le Regioni che contribuiscono agli interessi

Casa, 500 mila mutui da rinegoziare

Il Tar respinge il ricorso Abi: saranno tagliati i tassi dei vecchi prestiti ?agevolati?


ROMA ? Una buona notizia per le circa 500 mila famiglie italiane che hanno comprato la casa con un mutuo agevolato grazie al contributo degli enti locali. Dopo circa due anni il Tar del Lazio ha emesso il verdetto che respinge la tesi sostenuta dalle banche: gli istituti di credito devono rinegoziare quei prestiti, come peraltro prevede la legge 133 del 1999. Si riapre così una partita annosa, che riguarda vecchi prestiti a 20-25-30 anni contratti a tassi che vanno dal 13 fino al 20%, e che risalgono a quando le condizioni di mercato erano ben diverse da quelle di oggi. Condizioni da capogiro. Oggi il tasso soglia dei mutui usurari è dell?8,34%. Tassi di interesse che i mutuatari e gli enti locali, soprattutto le Regioni, continuano a pagare, perché le rinegoziazioni sono state congelate dal ricorso al Tar degli istituti di credito, che contestavano l?obbligo di modificare quei vecchi contratti sostenendo che erano stati liberamente stipulati tra le parti alle condizioni di mercato allora vigenti.
Mentre la questione dei mutui agevolati era bloccata, l?anno scorso si chiudeva invece con soddisfazione per i mutuatari quella che obbligava le banche a rinegoziare all?8% gli altri mutui prima casa. E si è venuta a creare la paradossale situazione che chi aveva ottenuto un prestito agevolato, in genere famiglie a reddito medio basso, per comprare una casa popolare, paga di più, nonostante il contributo regionale (in genere il 50% è la quota di interessi a carico della famiglia, e il 50% è l?intervento pubblico), di chi aveva un mutuo a tasso ordinario.
Secondo uno studio dell?Osservatorio economico di Modena della Federconsumatori, la rinegoziazione di quei vecchi prestiti farebbe risparmiare tra i 10 e i 40 milioni di vecchie lire (5 mila- 20 mila euro) a famiglia. E lo stesso risparmierebbero le Regioni che alla rapida conclusione di questa partita sono ovviamente molto interessate. In un?interrogazione parlamentare al ministro dell?Economia del gennaio di quest?anno, presentata da Guerzoni, Morando e altri parlamentari diessini, si stimano in 1.000- 1.500 miliardi di lire all?anno i mancati risparmi. Questa situazione- rilevano i parlamentari- provoca pesanti conseguenze sui mutuatari, in genere famiglie a reddito medio-basso, e anche sulle possibilità di investimento in edilizia sociale delle Regioni.
La partita si riapre, ma non è affatto detto che gli effetti per i beneficiari siano immediati. Resta aperto un problema, e non da poco: quello del tasso di interesse al quale i vecchi contratti devono essere riportati. Lo si capisce bene dal comunicato con il quale l?Associazione bancaria ha dato la notizia dell?esito del ricorso al Tar. Le banche – si legge in una nota – si adegueranno alla decisione. Ma «per rendere le rinegoziazioni concretamente possibili, è necessario che sia varato il decreto ministeriale applicativo previsto dalla legge sin dal dicembre 2000».
L?Abi insomma si rifà a quanto previsto dall?ex ministro Visco nella Finanziaria per il 2001, che prevedeva che il tasso di rinegoziazione dovesse essere la media dei tassi dell?edilizia abitativa degli ultimi quindici anni. La Banca d?Italia avrebbe dovuto calcolarlo. Nel rispondere all?interrogazione diessina di cui abbiamo detto, il sottosegretario Maria Teresa Armosino aveva detto che quel tasso risultava essere del 12,17%. Ben più alto del 4,89% stabilito a maggio dal precedente regolamento attuativo della legge 136 del 1999 che sanciva l?obbligo di rinegoziazione dei mutui agevolati. Questa stratificazione di regolamenti ha creato una confusione enorme. E l?Abi, ora che deve riaccendere i motori, si rifà alle norme di Visco, e aspetta che Bankitalia aggiorni il suo dato.

Ma le associazioni dei consumatori, con Federconsumatori e Codacons e Adusbef parti in causa al Tar, non accettano questa interpretazione. In un comunicato le tre associazioni chiedono «l?automatico abbattimento del tasso a quelli attuali di mercato». Che poi è solo lievemente più alto di quell?8% ottenuto un anno fa per la rinegoziazione dei mutui prima casa a tasso non agevolato. «Inoltre le associazioni rivendicano che le banche restituiscano l?indebito lucro di quanto percepito dalla promulgazione della legge». Quasi tre anni di interessi.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox