20 Ottobre 2017

Cartomanzia Chiusi quattro centri “Niente esperti”

APERUGIA-Il fascino della cartomanzia non conosce crisi. Anzi, pare proprio che in tempi di magra, con la disoccupazione che avanza e la vita sempre più precaria cresca l’ esercito delle persone che cercano dai tarocchi la risposta alle loro incertezze. Secondo il Codacons, gli italiani che almeno una volta in un anno si sono rivolti a maghi e cartomanti per essere tranquillizzati sul futuro sono passati da 10 milioni nel 2006 a 13 milioni calcolati a fine 2013. Tra le modalità più comode c’ è quella rappresentata dai call center, con cui non esistono limiti né di orari né di distanze. Lavoratori “ribelli” A operare in questo modo, con clienti in tutta Italia, ci sono anche società locali. Su quattro di queste, una con sede a Bastia Umbra e le altre a Perugia, hanno però messo gli occhi l’ Ispettorato del lavoro con il Nucleo interno dei carabinieri e la Divisione Polizia amministrativa, sociale e dell’ immigrazione. Tutto è nato, come spiegato da Dina Musìo, direttrice dell’ Ispettorato territoriale del lavoro di Perugia, dopo che un gruppo di lavoratrici si è rivolto all’ Ispettorato con una serie di rivendicazioni, “dalle retribuzioni non percepite, al trattamento di fine rapporto, all’ inquadramento”. Per lo più si tratta, come emerso ieri nella conferenza stampa svolta in questura, di collaboratori o titolari di partite Iva che non sarebbero stati pagati o che chiedo no di vedersi riconosciuto un rapporto di tipo subordinato. Su questo fronte le verifiche sono in corso. Cartomanti improvvisati Così dallo scorso luglio è iniziata un’ attività di accertamento sinergica da parte dell’ Ispettorato, dei carabinieri guidati dal luogotenente Angelo Borsellini e dalla Divisione Pasi diretta da Giovanni Giudice. “Una quarantina” i lavoratori toccati dall’ attività ispettiva. Le società attenzionate, come detto, disponevano di call center per i contatti con l’ utenza, di qui il “respiro naziona le” del loro business, anche se le sedi sono locali. “Alla somministrazione dei servizi di cartomanzia – ha detto il questore Francesco Messina – il testo unico di pubblica sicurezza pone precise limitazioni per impedire che si vada a incidere sulla credulità e sulla buona fede”. Il primo dirigente Giudice ha precisato: “Abbiamo rilevato che i centralinisti non erano esperti di esoterismo o cartomanzia, sicché quello che veniva offerto era unser vizio meramente commerciale. Così sono state applica te norme imperative di ordine pubblico che vietano l’ attività del’ ciarlatano’. I lavoratori avevano anzi un incentivo a trattenere gli interlocutori al telefono il più a lungo possibile”. Il comandante Borsellini ha parlato di tariffe: “Da 90 centesimi a 1,50 euro al minuto. Due le modalità di azione. Veniva usato un numero con radice 899, che comporta il pagamento in bolletta o su una scheda prepagata del cliente, sicché raggiunto il limite di 15 euro la telefonata si interrompe; oppure la numerazione fissa di tipo urba no, previo pagamento con carta di credito”. In un caso un singolo utente ha speso 350 euro in 15 giorni, segno di come il fenomeno talvolta possa travalicare il mero divertimento. Multe e sospensioni Dato “l’ impatto sociale” di certe attività e la mancanza di vera “expertise” dietro i servizi di cartomanzia (di per sé non vietati) svolti, magari, da “disoccupati o casalinghe desiderose di arrotondare”, per le società sono scattate le multe (da 516 a 3mila euro: il quantum della sanzione amministrativa viene determinato dal prefetto). Poi è arrivato da parte del questore l’ ordine di sospensione dell’ attività, seguito, in un caso, dalla denuncia ai sensi dell’ articolo 650 delco dice penale perché l’ ordine stesso sarebbe stato trasgredito. Alcune società hanno fatto ricorso al Tar, che però non ha concesso la sospensiva; un’ altra ha promosso ricorso gerarchico davanti al prefetto. I legali rappresen tanti sono tutti italiani. B.
alessandra borghi

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