24 Ottobre 2007

Cartello della pasta? L`Antitrust indaga

Cartello della pasta? L`Antitrust indaga
Dopo il pane, un`altra istruttoria sui rincari

DOPO il pane, anche la pasta entra nel mirino dell`Antitrust, che ha aperto un`istruttoria per eventuali violazioni della concorrenza per gli aumenti dei prezzi. Si cercherà di accertare se ci siano state “possibili intese restrittive della concorrenza nei confronti di Unione industriale pastai italiani e di Unione nazionale della piccola e media industria alimentare“. Le associazioni, infatti, “potrebbero aver dato indicazioni per aumenti dei prezzi omogenei sul territorio nazionale“. L`istruttoria dovrà verificare se le indicazioni di aumento del prezzo da applicare alla pasta, a partire da settembre, fornite dalle due associazioni, abbiano ristretto la concorrenza. Secondo l`Antitrust infatti, “i dati sugli incrementi di prezzo da attuare potrebbero aver costituito un punto di riferimento per l`aumento del prodotto finito, inducendo i singoli produttori ad adottare una strategia uniforme anzichè concorrere sul prezzo a fronte dell`aumento del grano e quindi della farina“. Il termine per l`esame del mercato da parte dell`Autorità è stato fissato per il 30 novembre. L`INIZIATIVA è nata da una segnalazione della Federconsumatori pugliese nella quale veniva citato un incontro avvenuto a Roma tra circa 50 imprese sulle 160 aderenti ad Unipi che rappresentano l`85% della produzione complessiva del settore. Da questa assemblea sarebbe nata la decisione di aumentare il prezzo della pasta. Nel corso della preistruttoria gli uffici dell`Autorità hanno individuato situazioni simili denunciate dal presidente di UnionAlimentare. I provvedimenti di esame sono quindi stati notificati alle due associazioni nel corso di alcune ispezioni a cui ha partecipato anche il Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di finanza. SODDISFAZIONE per la decisione dell`Antitrust è stata espressa da Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, che per denunciare “l`odiosa speculazione da filiera di alcuni prodotti di prima necessità“ avevano indetto uno sciopero della pasta lo scorso 13 settembre. L`adesione maggiore allo sciopero della pasta, che aveva visto le televisioni e i giornali di tutto il mondo raccontare l`evento, era stata registrata a Catania (71%), Bologna (69%), Firenze e Roma (68%), seguite da Perugia (65%),Torino (64%), Milano (63%), Palermo e Bari (62%) e Napoli (60%). La “massiccia adesione“ dei cittadini alla protesta, “dimostra come l`aumento dei prezzi di questi ultimi giorni sia un fenomeno fortemente sentito dalle famiglie“. I PRODUTTORI di pasta, a parere dei consumatori, continuano a dare numeri sbagliati sull`aumento del costo del grano “per giustificare una speculazione in atto sui prezzi“. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno fornito ulteriori precisazioni sull`aumento del 20% del prezzo della pasta. E` vero che nel 2007 il grano duro è aumentato. Ma nel 2005 aveva raggiunto il suo minimo storico, e i produttori di pasta si sono guardati bene dal diminuirne il prezzo, incassando lauti profitti. Insomma hanno fatto come i petrolieri. Anzi peggio.Perchè mentre i petrolieri abbassano il prezzo della benzina solo dopo parecchi giorni dalla diminuzione del prezzo del barile, i produttori di pasta non hanno mai abbassato i prezzi. Dal 2001 ad oggi li hanno aumentati del 36%, pur essendo il prezzo del grano calato ininterrottamente dal 2001 (183 euro a tonnellata) al 2005 (140 euro).

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