25 Maggio 2009

Cartelle pazze da morire

Le associazioni di contribuenti: «In 5 mesi 960.000 errori». Dal ’98 riscossi 10 miliardi illegittimi
 
 

Pagamenti Ici richiesti su abitazioni mai possedute. Cartelle per contratti telefonici mai stipulati. Ipoteche sulla prima casa, conti correnti pignorati o banche che chiudono i rubinetti a imprenditori per imposte non dovute o già pagate. Multe prescritte o annullate dai giudici di pace e arrivate gonfiate da more e interessi. Solleciti recapitati a defunti. Sulla pelle di un paese provato dalla crisi globale si riapre una ferita antica, mai del tutto rimarginata: quella delle cartelle pazze. Dopo la tempesta di gennaio, una nuova raffica di notifiche esattoriali sbagliate sta imperversando sugli italiani: 960mila quelle recapitate da gennaio secondo Lo Sportello del Contribuente: «In 4 mesi i nostri call center sono stati presi d’assalto: 186mila le richieste d’assistenza». Una cicatrice che segue la dorsale appenninica e unifica l’Italia dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Un milione di richieste immotivate di denaro che si vanno ad aggiungere al milione e 600mila inviate, secondo il Codacons, da giugno 2008. Tutte firmate Equitalia, società per azioni a totale capitale pubblico (51% in mano all’Agenzia delle entrate e 49% all’Inps), incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi.
In più della metà dei casi (55%) si tratta di multe auto prescritte o annullate, per il 32% sono bolli auto già pagati o non dovuti, per l’11% si tratta della tassa sui rifiuti richiesta ai proprietari anziché agli affittuari. Ma c’è anche un 2% di richieste di pagamento di imposte sospese ai terremotati. Senza dimenticare quelle che il Fisco spedisce ai defunti: 130mila negli ultimi 5 anni. «Un totale di 9,8 miliardi di euro riscossi illecitamente in 10 anni», conclude Contribuenti.it. Una piaga scoppiata nel 1998 (Equitalia è arrivata nel 2006) e che con alterna virulenza ha colpito le tasche degli italiani con scadenza annuale. Una piaga contro la quale è difficile difendersi. In virtù del principio del solve et repete, prima di inoltrare ricorso occorre pagare comunque la cartella sbagliata. E a volte non bastano una sentenza favorevole e la relativa notifica: «Lo sgravio arriva solo quando, dopo anni di processi, l’ente annulla per iscritto al procedura».

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