CAROVITA PER I CONSUMATORI I CONTI E IL NUOVO PANIERE DELL`ISTAT SONO “IRREALI“
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fonte:
- La Stampa
Bastava fare il pieno o dare un`occhiata al contatore del gas per aspettarselo e la conferma è arrivata: a gennaio l`inflazione si è risvegliata, passando al 2,2% dal 2% di dicembre, colpa soprattutto dei costi record dell`energia. Ed è Torino, con il 2,9%, ad essere la città con il maggior aumento dei prezzi al consumo, mentre gli analisti dicono che le cose continueranno ad andare così anche a febbraio e marzo, con un carovita su scala nazionale attestato sul 2,5% a fine 2006. A gennaio, per totalizzare quello 0,2% in più rispetto a dicembre, una spintarella può averla data anche il nuovo paniere appena inaugurato dall`Istat per calcolare il carovita, ma, secondo i tecnici, questo elemento ha inciso solo marginalmente sulla ripresa dei prezzi. Il grande imputato resta il comparto energetico, in cui il tasso di inflazione è volato al 10,6%, come ci accorgiamo dal costo dei carburanti (+12% per benzina e gasolio) e dai rincari di luce (+2,25%), gas (+0,7%), servizi. Aumenti che fanno impennare del 5,8% in un anno e dello 0,9% in un mese il dato del capitolo “abitazione“, in cui sono comprese anche le utenze domestiche. Gli effetti del caroenergia si sono visti anche sui trasporti che hanno registrato su base annua un aumento del 3,9%. Rincarano anche il costo dell`istruzione, salito dello 0,1% sul mese e del 2,9% in un anno; i tabacchi, con aumenti del +0,5% su dicembre dopo mesi di stabilità; i prezzi di bar, ristoranti e alberghi, aumentati dello 0,7% in un mese e del 2,6% su base annua; le spese per il tempo libero e gli spettacoli, con un incremento dello 0,7% mensile e dell`1% annuo. Salgono poi, del 2,4% sia su base mensile sia annuale, i pedaggi autostradali, l`Rc Auto (+0,4% mensile, +2,8% annuo) e i servizi finanziari (+1% mensile e +6,3% annuo). Sul fronte del segno meno poche le voci a contenere i rimbalzi: praticamente solo le comunicazioni, con un -3,7% dal gennaio 2005, i servizi sanitari e le spese per la salute che, anche grazie al ribasso del 2% delle medicine, registrano riduzioni dello 0,8% mensile e una limitata crescita dello 0,9% sui dodici mesi. Ma è a tavola che l`inflazione infierisce su una borsa della spesa sempre più gravosa nel bilancio delle famiglie: per i generi alimentari il tasso di aumento è stato dell`1,1% dallo 0,8% di dicembre, con punte significative per gli ortaggi e freschi (+6%) e per gli oli (+6,4%), mentre la frutta ha fatto registrare un calo del 6,3%. E qui divampa una delle non poche polemiche legate al carovita: “I prezzi al consumo salgono, mentre nei campi sono sempre in discesa“, lamenta ancora una volta la Confederazione italiana agricoltori, che denuncia come i forti ribassi dei prezzi all`origine non trovino riscontro in quelli delle vendite al dettaglio. E la Coldiretti rincara la dose: “L`agricoltura italiana ha contribuito a proprie spese al contenimento dell`inflazione, nonostante un sistema di distribuzione gonfiato da insopportabili bolle speculative che ha inciso pesantemente sui redditi delle imprese“. Da parte loro le associazioni di difesa dei consumatori continuano a contestare i conti dell`Istat: “Il paniere va rivisto totalmente“, pretende Adiconsum spalleggiata da Intesaconsumatori, che accusa l`istituto di statistica di “fotografare una realtà virtuale oramai non più in grado di ingannare i cittadini“. Preoccupati i sindacati che insistono per la rapida attuazione di una politica capace di governare prezzi e tariffe, oltre a puntare, come provvedimento immediato, ad una riduzione del prelievo fiscale su carburanti per auto e combustibili da riscaldamento. A tornare sull`energia come una vera e propria emergenza per il Paese sono i negozianti rappresentati da Confcommercio e Confesercenti: entrambe le organizzazioni sollecitano una politica capace di arginare nuovi aumenti che altrimenti, come avverte una nota della Confcommercio “condizioneranno ancora a lungo le dinamiche inflazionistiche, incidendo in misura rilevante sui bilanci delle famiglie e delle imprese, che si potrebbero trovare costrette a trasferire parte degli aumenti dei costi sul prezzo finale“.
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