1 Settembre 2003

Carovita: i lamenti non bastano più, si agisca




Che ritorno al lavoro sarebbe se non ci fossero i moccoli di rito contro la verdura che costa di più o la fettina che vale oro? Che autunno ci attenderebbe senza gli aumenti di prammatica dei listini?
Mi viene pure il forte dubbio che tutto il can-can sia una semplice finzione: i nostri lamenti finirebbero per essere solo una specie di atto propiziatorio- così come il turista che affitta sempre quell`ombrellone, stessa spiaggia, stesso mare – perché ogni settembre, che è il vero inizio dell`anno, non si discosti mai dal cliché ormai collaudato. Facciamo pure finta di credere ai dati ufficiali sull`inflazione forniti mensilmente dall`Istat. Il problema è che tutti questi riti sui prezzi, nella presunzione di evitare così sorprese ancora più amare, ci vengono a costare un occhio della testa. E, in particolare, l`autunno del 2003 sta diventando una supertassa: tra euro che raddoppia i prezzi e siccità che dimezza i raccolti, l`intesa dei consumatori calcola un ritocco (e chiamalo ritocco!) di 1381 euro, che si aggiungono ai 1436 di prelievo aggiuntivo dei primi sette mesi dell`anno.
Credo, a questo punto, che i lamenti non bastino più, ma neppure uno sciopero dei consumatori potrà servire più di tanto. E allora? Allora occorrerà una approfondita inchiesta governativa per appurare tutte le distorsioni del mercato che alimentano la giungla dei prezzi. Saranno poi necessari interventi drastici per bloccare i rincari più o meno ingiusticati che l`introduzione dell`euro ha certamente favorito finendo per attenuare i grandi vantaggi che il varo della moneta unica ha portato all`Europa: non è più tempo di usare il guanto di velluto. Bisognerà anche procedere a una vera revisione del paniere Istat in modo da poter avere il termometro esatto della febbre inflazionistica: andando alla cieca, si continueranno a prescrivere le ricette più sbagliate.
Ma tutto questo non basta. E` importante anche agire dal lato dei salari e, mai come in questi mesi, sarebbe necessario reintrodurre le gabbie salariali, un brutto termine per indicare uno strumento che in passato ha invece funzionato differenziando gli stipendi a seconda del costo della vita nelle varie regioni d`Italia: perché mai un impiegato postale di Milano dovrebbe avere la stessa busta-paga del suo collega che vive a Matera? Le gabbie, o qualcosa di simile, avrebbero un vantaggio anche dal punto di vista produttivo, come sostiene uno studio appena pubblicato di due economisti, Federico Cingano e Fabiano Schivardi, della Banca d`Italia: a loro parere, un maggior legame tra i salari e le condizioni locali del mercato del lavoro favorirebbe «una più stretta associazione tra la crescita della produttività e quella dell`occupazione».
Che sia davvero la volta buona? Dopo tante lamentele di autunno e tanti studi di Bankitalia, tutti inutili, si farà finalmente qualcosa?



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