15 Giugno 2010

Caro-taxi, Bittarelli scatena le polemiche

Il sindaco decide (per ora) di non replicare. La maggioranza cerca di disinnescare la bomba-taxi con una proposta di mediazione. L’ opposizione invita il primo cittadino a non cedere «ai ricatti». I due fronti sindacali sono ormai agli insulti (con la Cgil che, per la prima volta da mesi, non firma un comunicato del blocco guidato dall’ Ugl). E il Codacons avverte: se torneranno i tumulti come ai tempi di Veltroni, «Alemanno dovrà usare il pugno di ferro, ritirando la licenza ai tassisti responsabili». L’ intervista al Corriere con cui Loreno Bittarelli, leader del «3570» e «superfalco» delle auto bianche, è a suo modo tornato sulla scena, ieri ha scatenato un’ ondata di polemiche. Erano stati tre i punti toccati da Bittarelli: il rapporto finito con Alemanno («L’ ho fatto eleggere, ma lui si è circondato di cattive amicizie»), la gestione «poco decisionista » del caro-taxi («L’ aumento deve scattare subito: faremo le barricate») e ilmodo per uscire dallo stallo («Il rincaro delle corse brevi è eccessivo, non possiamo spennare i clienti»). Ebbene, al di là delle reazioni più colorite («Ma quali barricate, il suo problema è la grappa barricata! Smetta di bere!», tuonava ieri mattina Pietro Marinelli, dell’ Ugl, che esclude «categoricamente» lo sciopero), il «Bittarelli pensiero» ha comunque catalizzato la discussione in vista del consiglio comunale di domani. Gli aumenti saranno approvati con un braccio di ferro? Rinviati in autunno? Cestinati sine die? «Barricate. Casino. Lette le minacce a mezzo stampa, vorremmo sapere se alle sedute dovremo andare con l’ elmetto», ironizzano Francesco Storace e Dario Rossin de La Destra, che chiedono di «rimandare la delibera». Il ritiro viene invece invocato dal Pd, con Massimiliano Valeriani («Roma è ostaggio delle corporazioni), Mario Mei («I rincari affosserebbero il turismo») e Athos De Luca («Alemanno è ricattato, basta con la guerra tra bande»). Mentre Alessandro Onorato, Udc, chiede che «prima venga istituita una commissione che verifichi i reali costi del servizio». Opposizioni compatte, quindi. Domani porteranno in aula oltre 600 emendamenti. Il voto è previsto per giovedì. E intanto nel Pdl, preso atto che un rincaro medio del 28% sarebbe impopolare, il fronte dei dubbiosi s’ è allargato. Anche perché la novità della proposta Bittarelli («Aumenti minori per le corse brevi, ma immediati e compensati da una tariffa fissa di 50 euro per Fiumicino») da ieri è sul tavolo. I consiglieri «rampelliani» Andrea De Priamo, Lavinia Mennuni e Federico Mollicone la sostengono, mentre i 7 pidiellini del Laboratorio per Roma puntano a istituire un organismo super-partes che dia un parere vincolante sulle nuove tariffe. L’ assessore alla Mobilità Sergio Marchi, alle 9 di sera, dopo chissà quanti conciliaboli di partito, annuncia: «Domani (oggi per chi legge, ndr) troveremo una sintesi politica». E ancora più ottimista si mostra il capogruppo Luca Gramazio: «Il Pdl voterà compatto e il Pd resterà ancora una volta deluso». Ma su quale «numeretto» si troverà l’ intesa nella maggioranza? É il punto centrale. Un nodo, nonostante gli ottimismi di facciata, ancora irrisolto: la delibera che ha scatenato la bagarre prevede infatti una crescita del costo chilometrico delle corse sotto i 5 km da 0,92 a a 1,52 euro, pari a un più 65%. Andare dal Colosseo a Termini, invece che 6 euro, costerebbe attorno ai 9. «É troppo, per noi sarebbe un enorme danno d’ immagine», ha detto Bittarelli al Corriere. Ieri però, a domanda precisa («Qual è la cifra giusta?»), il presidente del «3570» ha risposto: «Attorno a 1,4-1,45 euro». Poco meno, dunque. Una limatura irrisoria: l’ aumento resterebbe oltre il 50%. E se il «falco» di mille manifestazioni e battaglie «tassinare», stavolta, avesse puntato le sue carte su un bluff?
 

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