15 Settembre 2003

CARO-PREZZI: DOMANI NEGOZI BOICOTTATI



Contro l?aumento indiscriminato dei prezzi, che spesso fa comprare con un euro ciò che si comprava con mille lire – ma senza adeguamenti di salario – anche Napoli si mobilita per lo «sciopero della spesa». L?iniziativa nazionale di domani, promossa dall?Intesa Consumatori (Federconsumatori, Adusbef, Adoc e Codacons), ha raccolto anche l?adesione dei sindacati. Disertare i negozi per protesta: oltre a un «decalogo» rivolto ai consumatori (evitare di acquistare caffè, cappuccino, brioches al bar, utilizzare il telefono solo per chiamate urgenti, non andare dal parrucchiere né al cinema e a teatro e cosi via), le associazioni hanno previsto altre iniziative.
Dalle 10 in poi un gruppo di uomini e donne «sandwich» della Federconsumatori passerà da via Roma a via Chiaia al Vomero (via Morghen e Antignano) per invitare all?astensione dalla spesa e raccogliere, su un questionario, i dati sui comportamenti delle famiglie a seguito dell?impennata del costo della vita. Nel pomeriggio incontro con i consumatori alla sede della Federconsumatori (Stazione marittima, varco Angioino), con i primi dati sull?astensione. Usando un singolare parametro: i versamenti dei commercianti in 20 sportelli bancari, naturalmente garantendo la riservatezza. Dall?incontro potrebbero uscire altre proposte, come l?istituzione di un «paniere» parallelo o l?appello alla polizia municipale, perché gli esercenti che non espongono i prezzi della merce vengano multati.
Centinaia di telefonate ed e-mail alle associazioni dei consumatori, per lamentarsi. L?ultima telefonata alla Federconsumatori da un?anziana signora di Scampia. Per motivi di salute non può mangiare pane e pasta: ma per comprare verdura e frutta, generi che più di altri hanno risentito dell?aumento, a metà del mese ha già finito la magra pensione. Gli ultimi rincari riguardano la scuola. Due le segnalazioni, da parte di altrettanti genitori: il primo ha speso più di 300 euro per comprare i libri ai figli, il secondo ha pagato un vocabolario 80 euro. «La mattina scendo di casa con cinquanta euro in tasca, la sera torno con pochi centesimi». La frase, quasi ossessivamente, si ripete tra i ceti medi, che vivono lo slittamento dei consumi verso il basso. «Anche nelle famiglie in cui entrano due stipendi – dice Carlo Alvano, fiduciario Adusbef – non si va più al cinema per poterci mandare i figli. Per garantire loro la maglietta o lo zaino griffato i genitori comprano pelati, acqua minerale e formaggi di minore qualità, nel migliore dei casi». A volte prodotti non testati, o imitazioni di prodotti originali, sono la base dell?economia del vicolo. Dove paradossalmente i generi più economici sono quelli con i maggiori aumenti.
«Gli aumenti dei generi necessari – dice Gianni De Luca, direttore del centro studi Federconsumatori – stanno rendendo la vita impossibile a stipendiati e pensionati. Soprattutto a chi rispetta le regole e paga le multe». «La libera concorrenza – dice Giuseppe Ursini, fiduciario Codacons – qui è diventata un livellamento dei prezzi verso l?alto. Occorre un?autorità che vigili, anche sugli arrotondamenti selvaggi».

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