Caro-pasta, niente sciopero Ma i rincari sono pesanti
Caro-pasta, niente sciopero “Ma i rincari sono pesanti“
Spaghetti sì, spaghetti no. Anche nel giorno dello sciopero della pastasciutta, indetto a livello nazionale dalle associazioni dei consumatori contro i rincari ingiustificati, molti veronesi non hanno rinunciato a far scivolare nel carrello uno degli alimenti fondanti della dieta mediterranea. Varie e spesso contrastanti le opinioni sull`iniziativa, promossa da Adoc, Adiconsumi, Codacons e Federconsumatori. Trova invece tutti d`accordo la motivazione per cui è stata organizzata. Un malcontento generale serpeggiava tra le persone che ieri facevano la spesa in alcuni supermercati cittadini. “Oggi niente pasta né pane, aderisco allo sciopero. I rincari di questi ultimi anni hanno messo in ginocchio non solo le famiglie meno abbienti ma anche il ceto medio. Io ad esempio faccio la spola da un supermercato all`altro e compro dove ho convenienza“, spiega Sonia Schiabello, 48 anni, mentre acquistava soltanto verdura e salumi al Pam di via IV Novembre. “Io ho il tempo di girare, ma chi non ne ha deve adeguarsi suo malgrado“. Ma la maggior parte dei veronesi, pur aderendo in linea teorica, hanno ugualmente acquistato i pacchi di pasta. “Sapevo dell`iniziativa ma sì, l`ho comprata, è nel carrello. Del resto siamo un popolo di mangiatori di pastasciutta quindi se non è oggi è domani. Cosa cambia?“, commenta Alessia, 34 anni, mamma di tre figli. “Sapevo della protesta ma l`ho comprata ugualmente, dobbiamo pur mangiare“, aggiunge Imelda, uscendo insieme al marito dal Migross di via 24 Maggio, dopo aver fatto la spesa. “Certo oggi bisogna stare attenti a ciò che si compra, scialacquare non è più possibile. E spesso mi trovo a pensare a chi è meno fortunato e ha una pensione più bassa della nostra“. “Niente pasta e poca spesa“, spiega Loredana, 40 anni, infermiera, all`uscita da PuntoSma di piazzetta Pescheria. “Sono pienamente d`accordo con la protesta, anche se più che sulla pasta io noto aumenti sconsiderati su frutta e verdura. Trovo assurdo pagare 2 euro e 90, quasi seimila delle vecchie lire, per un cespo d`insalata“. Dopo lo sciopero, ora a dover scendere in campo con iniziative concrete mirate a mediare sui rincari sono, oltre al governo gli enti regionali, provinciali e la stessa amministrazione comunale. Ecco la proposta della Sinistra democratica di Verona che in una nota ha sottolineato come “le istituzioni veronesi e venete debbano prendere iniziative urgenti per fare in modo di moderare le tariffe anche riducendo sensibilmente gli “utili“ delle aziende pubbliche che erogano tali servizi“. Inoltre propone iniziative “tese a rendere accessibili prodotti agroalimentari a prezzi abbordabili“.
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