Caro-libri, se studiare è un lusso
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fonte:
- L`Unità
Soprattutto per chi – per senso civico e adesione democratica ai diritti di cittadinanza, principi che rischiano nel nostro strano Paese di diventare obsoleti – non aderisce alle demagogiche incitazioni allo sciopero fiscale di una parte dell`opposizione. Un decreto del ministro Fioroni del 22 maggio aveva stabilito – come di consueto – il tetto massimo di spesa nella scuola media per l`anno scolastico che sta per iniziare: 280 euro per la I classe, 108 per la II e 124 per la III. Altroconsumo (www.altroconsumo.it), su un campione di 55 scuole (pari a 355 classi) distribuite a Napoli, Milano e Roma, ha stimato che in quelle città la spesa media supererà al contrario i tetti indicati dal ministero. In particolare a Napoli le famiglie potrebbero spendere fino a un massimo di 394 euro (con una spesa media di quasi 300 euro), a Roma 334 e a Milano 316: in entrambe le città la spesa media sarà di 275 euro circa. Per di più, nel valutare la spesa per i testi scolastici, Altroconsumo ha escluso dal conteggio i dizionari e i testi consigliati. L`affastellamento di cifre – come spesso accade – può creare disorientamento. Ma il fenomeno e la denuncia, questa volta – ed è notizia di ieri – sembrano non essere stati presi sottogamba: l`Antitrust ha dato mandato alla Guardia di Finanza di portare avanti le opportune verifiche, monitorando l`eventuale rincaro dei prezzi presso e librerie. Una reazione certamente significativa: perché occorre ricordare che gli allarmanti margini di incremento configurano – nella parcellizzazione dei rincari che colpiscono soprattutto le famiglie con reddito fisso medio-basso – una stangata che implica, anno dopo anno, la rinuncia progressiva, proprio di quelle famiglie, al consumo di beni ulteriori e il conseguente abbassamento dei livelli di qualità della vita. Un fatto particolarmente grave, se i rincari dipendono dalla spesa relativa a un diritto fondante della persona – quello all`istruzione – nella scuola dell`obbligo. L`inchiesta di Altroconsumo è stata inoltrata al ministro Fioroni; e il Codacons ha comunicato l`invito a una mobilitazione dei genitori in una protesta civile: uno sciopero dell`acquisto dei libri; in particolare boicottando quelli dai costi troppo alti a vantaggio di testi analoghi, compatibili con i tetti stabiliti. La proposta è interessante ma ingenua: i testi scolastici non sono certamente interscambiabili, come i farmaci con il medesimo principio attivo. Rimane, stando così le cose, la possibilità di acquistare i libri di seconda mano, di propiziare lo scambio tra studenti, possibilmente favorito dalle scuole stesse; infine la necessità di individuare – nell`ambito della Rete – pratiche legali che consentano l`accesso ai contenuti dei testi per stroncare la tendenza al caro-libri che il mercato perpetra impunemente anno dopo anno. Il Codacons punta l`indice anche contro gli insegnanti, che – durante il collegio docenti di maggio, dedicato alla scelta dei libri scolastici per l`anno seguente – privilegiano le nuove edizioni – più care – seppure spesso ritoccate in modo non sostanziale quando non irrilevante. L`osservazione ha scatenato reazioni differenti da parte dei sindacati. Un ulteriore argomento che stimola la riflessione su quelle che debbano essere le mansioni del docente: in questo caso, se – oltre alla valutazione di impostazione dei contenuti del testo scolastico – tocchi all`insegnante conteggiare il tetto di spesa al quale le famiglie giungono; o se – viceversa – debba essere onere delle case editrici non proporre testi inadeguati a quel tetto. Considerata la situazione di gran parte dell`editoria scolastica italiana, credo che – ancora una volta – gli insegnanti debbano svolgere il proprio mandato in senso strettamente politico: facendosi interpreti di un messaggio di equità, rispetto e cura per le condizioni di vita che altrove – purtroppo – non è dato registrare. La vigilanza, ancora una volta, è d`obbligo.
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