Caro-euro, cresce il malcontento
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fonte:
- Il Messaggero
Caro-euro, cresce il malcontento
Le associazioni dei consumatori: «Domani la gente non compri nulla»
L?avvento dell?euro ha appesantito gli scontrini e reso i borsellini più leggeri alla fine del mese. I maceratesi, come il resto degli italiani, non gradiscono gli arrotondamenti dei prezzi seguiti al passaggio dalla lira all?euro e si presume perciò che saranno in molti coloro che domani aderiranno allo sciopero della spesa indetto da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Le quattro associazioni invitano i cittadini ad astenersi dall?effettuare qualsiasi genere di acquisto per protestare contro il caro-euro che, con l?introduzione della nuova moneta, si è abbattuto sulle famiglie italiane. Le lamentele dei consumatori sugli arrotondamenti “selvaggi“e talora a dir poco spregiudicati sono all?ordine del giorno, il malumore cresce e il rincaro generale temuto al momento dell?abbandono della cara vecchia lira è divenuto realtà nonostante l?Istat parli di aumenti contenuti.
Si calcola che un?adesione allo sciopero di domani anche solo del 20 per cento della popolazione provocherebbe un danno per il commercio nazionale pari a 30 milioni di euro, una cifra comunque di molto inferiore a quella che i cittadini hanno dovuto finora sborsare grazie a chi si è approfittato dell?introduzione dell?euro apportando abili ritocchi ai cartellini dei prezzi.
Non c?è stata una sola persona, tra le numerose intervistate ieri fuori dai supermercati della città, che non abbia manifestato una profonda insoddisfazione e non abbia confermato il considerevole disagio creato dall?euro alle proprie tasche e al budget familiare. Continuando a pensare al valore di un prodotto in lire e a rapportare le nuove con le vecchie cifre a tre zeri, non ci si può non rendere conto della disparità di costo a volte anche rilevante di uno stesso prodotto rispetto a qualche mese fa. «Bisogna accettare l?euro – dice un anziano signore appena uscito dal supermercato – ma davo molto più valore alle lire e poi questi centesimi mi danno proprio fastidio».
«È vero – ribatte una ex dipendente dell?università vedova e da poco in pensione – ho notato la differenza con le vecchie 100mila lire: adesso 50 euro non bastano più a comprare niente!». Nel frattempo arrivano altre due signore, madre e figlia: «in famiglia siamo sei e quando facciamo la spesa ci accorgiamo che i prezzi sono aumentati». Fuori da un altro supermercato sta uscendo una studentessa con due borse della spesa: «il rincaro c?è stato e l?arrotondamento è sempre per eccesso, mai per difetto. Con la nuova moneta ti rendi meno conto di quanto spendi e i soldi se ne vanno via prima».
Dello stesso tenore le parole di un altro consumatore: «tutti questi arrotondamenti hanno portato a un aumento generale. Uno non ci fa caso, vede scritto 5 euro, 10 euro, poi va a fare i conti?». E ancora, parla una moglie e madre di tre figli: «mi sono accorta dei rincari, sia nei prodotti alimentari che al mercato, nel vestiario. Quello che prima costava 5 o 10mila lire ora costa 7 o 10 euro, è quasi un terzo in più». Ma sono le parole di una casalinga, dette di fretta e con rassegnazione entrando in un negozio per fare la spesa, a riassumere la scontentezza di tutti: «ora si dice «questa cosa costa solo 2 euro». Ma è la stessa cosa che prima costava 3000 lire».
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