27 Maggio 2008

Caro-carburante, i consumatori studiano una class action

IL SORPASSO Sulla scorta dello sprint degli ultimi giorni – l`allineamento è del 15 maggio – il prezzo del gasolio ha superato quello della benzina. Il sorpasso è av- venuto sulla rete di distribuzione Esso, che consiglia ai gestori di venedere il diesel a 1,509 euro al litro, contro 1,504 euro della verde. Sulle altre reti, invece, rimane la parità di prezzo tra i due carburanti. Oggi, dunque, per un`auto di media cilindrata un pieno di diesel risulta più caro di uno di benzina: 75,45 euro contro 75,20. Cade così, con quest`ultimo apprezzamento, quella che da sempre era una certezza per chi doveva acquistare una vettura. Quel vantaggio che per anni aveva garantito al gasolio un margine tra i 18-20 centesimi al litro. Una situazione che si è capovolta, oggi che i diesel rappresentano oltre la metà delle nuove immatricolazioni (il doppio del `99) e le vetture a gasolio il 30% del parco macchine in circolazione. “Numerosi automobilisti negli ultimi mesi – sostiene il presidente dell`associazione, Carlo Rienzi – sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio, spesso persuasi dal risparmio sulla spesa per il carburante che tale tipologia di motore consentiva, visto il prezzo inferiore del diesel rispetto la benzina verde“. Ma i “dati ormai attestano che questo risparmio è stato del tutto annullato“. Per questo gli avvocati del Codacons “stanno studiando la possibilità di intentare una class action contro le case produttrici di automobili e i rivenditori, in favore di quei cittadini che sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio proprio puntando sul fattore risparmio di carburante e che quindi potrebbero aver subito un danno economico non indifferente“. Sullo stesso fronte, Adusbef e Federconsumatori, tornano a denunciare i costi “ormai fuori controllo“ dei carburanti, che per le famiglie si traducono in ricadute per circa 1.200 euro annui. Secondo le associazioni, con questi andamenti del prezzo del petrolio, l`Erario si avvia ad incassare “un miliardo e mezzo di più di entrate“. E, per questo, chiedono un taglio sulle accise dei carburanti di almeno 6 centesimi al litro. Tutto questo quando il petrolio a New York supera quota 133 dollari al barile, spinto anche dai problemi geopolitici in Nigeria, dove il movimento per l`emancipazione del delta del niger (Mend) ha attaccato un oleodotto della Shell. Mentre nel Mare del Nord è stato parzialmente chiuso un impianto di estrazione. Se a ciò si aggiunge il dollaro debole, è facile capire perchè Chakib Khelil, presidente dell`Opec, può affermare: “Scommetto su nuovi rialzi“. g.ves.

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