Caro-benzina, l’ ira dei consumatori
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Trentino extra
ROMA. Un pieno di benzina? Oggi costa in media 70 euro contro i circa 58 di un anno fa. Senza sosta gli aumenti dei listini nel settore dei carburanti, con la verde che ieri ha sfiorato 1,4 euro al litro, tornando così ai livelli di ottobre 2008. A mettere mano ai prezzi sono state quattro compagnie (Agip, Q8, Shell e Tamoil), con la Shell che ha fatto segnare il massimo a 1,397 euro al litro. In rialzo è anche il gasolio, che nei distributori Shell ha raggiunto quota 1,234 euro al litro. Un andamento che, ancora una volta, insospettisce le associazioni dei consumatori, convinte che a pesare sia la speculazione. I petrolieri, invece, ribattono che i listini sono in linea con le quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati. «Sono aumenti del tutto ingiustificati e il governo dovrebbe intervenire contro le speculazioni» sostengono Adusbef e Federconsumatori che stimano in 171 euro annui l’ aggravvio di spesa che questi rialzi portano agli automobilisti per costi diretti ed indiretti. Le due associazioni ricordano che nel mese di gennaio il costo del petrolio si attestava, come in questi giorni, attorno agli 80 dollari al barile, e la benzina era venduta a circa 1,29 – 1,31 euro al litro. Questo dato, proseguono, va aggiornato tenendo contro delle variazioni euro/dollaro, pertanto è necessario aggiungere, sul prezzo industriale, un +4%. Alla luce di tale adeguamento, quindi, la benzina, oggi, dovrebbe costare attorno a 1,32 euro al litro: «La benzina, invece, non solo non è venduta a tale prezzo – denunciano – ma addirittura aumenta oltre 1,39 euro al litro, con uno stacco di circa 6-7 centesimi rispetto al prezzo a cui si dovrebbe attestare. Se a tale sovrapprezzo si aggiungono gli ormai strutturali 3-4 centesimi di differenza tra la media del prezzo industriale in Europa e in Italia, i centesimi di troppo diventano ben 9-10 cent al litro. Cosa aspetta il Governo ad intervenire?». Sul piede di guerra anche il Codacons, che, considerando anche le ricadute sul trasporto dei prodotti, valuta un aggravio di 180 euro ad automobilista. «Tutto ciò – denuncia il presidente Carlo Rienzi – nel totale immobilismo del Governo, che dopo aver convocato le compagnie petrolifere non ha preso alcun provvedimento a tutela dei consumatori». Alle accuse risponde l’ Unione petrolifera, che ribadisce la correttezza dei comportamenti delle aziende. Gli aumenti «sono conseguenza del deciso apprezzamento, non solo del petrolio, ma anche e soprattutto delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati rilevati quotidianamente». Ma intanto anche il presidente della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi e delle tariffe del Senato, Sergio Divina, giudica «inacettabile» che «l’ Agip faccia da apripista sui rincari»: «Invece di agevolare i consumatori – dice – la nostra compagnia inizia l’ arrembaggio nelle loro tasche». (m.v.)
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