Caro-benzina, altolà del Senato
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
rOMA Rincari «niente affatto giustificati». Così il presidente della Commissione Industria del Senato, Cesare Cursi, definisce i recenti rialzi dei prezzi dei carburanti. Ed è proprio con questa motivazione che la Commissione ha deciso di convocare d’urgenza l’Unione petrolifera, per venire a capo di aumenti che, nel giro di pochi giorni, hanno riportato i prezzi ai livelli dell’autunno scorso. tremonti: il pd ora vuole la robin tax L’Unione petrolifera ha aperto ieri un nuovo fronte, dopo l’aumento dell’addizionale Ires a carico delle compagnie petrolifere (la cosiddetta Robin Tax) dal 5,5% al 6,5% approvato la scorsa settimana dal Senato: l’elevata tassazione crea un «fondato rischio di blocco degli investimenti e di disimpegno da parte di molte aziende petrolifere», che potrebbero diventare «fortemente disincentivate» a continuare ad operare in Italia. È questo infatti il contenuto di una lettera inviata dal presidente dell’Up, Pasquale De Vita, alle principali cariche di governo, fra cui il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che risponde ironico, esprimendo «la più viva solidarietà umana e personale ai petrolieri». Lo stesso Tremonti non risparmia critiche all’opposizione: «Fra gli emendamenti presentati dall’opposizione per il terremoto – attacca il ministro – c’è l’aumento della Robin Hood tax. Ma non era sbagliata?». Se il Senato va dunque in pressing sui petrolieri, i consumatori rincarano la dose, plaudendo all’iniziativa del Parlamento e chiedendo una decurtazione dei listini. «Il prezzo dei carburanti, per restare in linea con il resto d’Europa, dovrebbe scendere immediatamente di almeno 5 centesimi per la verde e di 4 centesimi per il gasolio», reclama il Codacons, che chiede una liberalizzazione del settore, a partire dalla vendita nella grande distribuzione. «Vorremmo che il presidente della commissione Industria facesse chiarezza sul perché si verifichi questa insopportabile doppia velocità di adeguamento dei prezzi dei carburanti – affermano anche Adusbef e Federconsumatori – e sul perché esista ancora un differenziale dai 3 ai 5 centesimi tra il nostro e gli altri Paesi europei». L’Adoc chiede invece di tagliare «le vecchie accise», introdotte anche 70 anni fa, per ottenere un risparmio di 360 euro l’anno. L’iniziativa dei senatori parte dai recenti rincari del prezzo della verde (arrivata a 1,278 euro al litro, il massimo dallo scorso ottobre) e del gasolio (che ha invece toccato 1,125 euro, il livello più alto da fine novembre). «Continuo a ritenere quantomeno strano – osserva Cursi – che a fronte della risalita delle quotazioni del greggio, i petrolieri con una velocità impressionante ritocchino i prezzi. Cosa che non avviene mai in caso di discesa del prezzo del Brent. Un fermo intervento del Governo è necessario poiché il mercato attuale dei carburanti è tutto meno che libero». boccia (Pd): aumenti scandalosi Sulla stessa linea anche Francesco Boccia, deputato del Pd e componente della commissione Bilancio: «Gli aumenti di questi giorni sono scandalosi e ingiustificati. Il cartello delle compagnie petrolifere sta imponendo agli italiani un aumento incomprensibile». Parole che però non sono piaciute all’Unione petrolifera che accusa Boccia di «totale approssimazione e demagogia».
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